PESCARA La gran mole di documenti e di dati informatici sequestrati non ha fermato, al contrario ha incentivato l’azione investigativa di Squadra Mobile e Forestale nella ricerca di elementi utili a irrobustire il castello accusatorio nei confronti dei personaggi finiti agli arresti domiciliari nell’inchiesta Shining Light. Ai domiciliari si trovano Ezio Di Cristoforo, presidente dell’Aca Pescara; Marcello Lancia, amministratore unico dell’Ater di Chieti con i suoi collaboratori Ernesto Marasco (architetto dirigente) e Alessandro Faraone (geometra); il geometra Salvatore Tasso del Comune di Montesilvano. William Basciano, tenente colonnello dell’Esercito (comandante Ispettorato infrastrutture), risulta in Grecia e si attende il suo rientro per formalizzare la misura cautelare.
Ancora mercoledì militari e poliziotti hanno condotto perquisizioni negli uffici dell’Aca di Pescara e dell’Ater di Chieti, all’Ispettorato infrastrutture dell’Esercito a Pescara e al Comune di Montesilvano. Altre azioni analoghe sono state condotte nelle abitazioni degli arrestati. «Più delle carte, si cercano riscontri nei file dei computer» rivelano il commissario capo della Forestale Annamaria Angelozzi e il capo della Squadra Mobile Pierfrancesco Muriana. Le indagini vanno a ritroso e guardano in più direzioni per cercare di scoprire se il sistema degli appalti pilotati, controllato secondo l’accusa dall’imprenditore aquilano Claudio D’Alessandro, fosse già stato sperimentato in altre circostanze.
L’inchiesta, scaturita da un primo filone aperto nel Comune di Cepagatti nel dicembre 2012, è seguita dal procuratore capo Federico De Siervo e dal sostituto Annarita Mantini. I primi interrogatori sono in calendario per lunedì e molto attesa, se accetterà di parlare, è la versione dei fatti secondo Ezio Di Cristoforo, presidente dell’Aca di Pescara, accusato d’aver intascato mazzette per 50mila euro con la promessa di altri 48mila euro in relazione ad appalti per la manutenzione delle fogne di Pescara, aggiudicati sempre a ditte riconducibili a D’Alessandro. Quest’ultimo, secondo la procura e come avallato dal Gip De Ninis, suggeriva ai referenti degli enti le ditte da invitare alla procedura negoziata - intestate ad amici, a prestanome o alla moglie - in modo da assicurarsi l’incarico. Situazioni elevate a sistema al punto che corruzione si è sovrapposta a concussione, reati entrambi contestati a chi una volta ha promesso soldi in cambio dell’aggiudicazione dell’appalto e la volta dopo se li è visti pretendere da chi con sfrontatezza ha voluto continuare il gioco al rialzo. Sta alla procura far luce su queste responsabilità, come anche sul ruolo dei rup dei vari appalti: Lorenzo Livello e Bartolomeo Di Giovanni dell’Aca, entrambi indagati, erano ignare vittime in questo perverso ingranaggio o piuttosto complici di chi lo manovrava? Di Cristoforo è assistito dagli avvocati Sergio Della Rocca e Giuliano Milia, Di Bartolomeo da Fabrizio Di Carlo e Livello da Vincenzo Di Girolamo. «Aspettiamo di conoscere con precisione le contestazioni» dicono Della Rocca e Di Carlo prima di sbilanciarsi sulla strategia difensiva.