Arriva il cambio al vertice dell’Atac. Ieri si sono dimessi due consiglieri di amministrazione dell’azienda che gestisce il trasporto pubblico romano, provocando la decadenza dell’intero cda. Lascia il suo incarico, quindi, anche l’amministratore delegato Roberto Diacetti. Il manager aveva già manifestato la volontà di rimettere il suo mandato nelle mani del sindaco Ignazio Marino, ma avrebbe voluto un procedimento graduale per il cambio ai vertici dell’Atac. Marino, invece, spingeva per una soluzione immediata, per esprimere un senso di discontinuità con la gestione della passata amministrazione capitolina, e ha voluto accelerare i tempi.
LA TRATTATIVA
Alla fine si è arrivati alle dimissioni dei consiglieri Giovanni Serra e Roberto Massaccesi, entrambi funzionari dell’amministrazione comunale, spinti a questa decisione proprio dalla volontà del Campidoglio: uno dei due avrebbe addirittura notificato l’addio all’incarico nel cda con una mail inviata da Parigi, dove è in ferie. Fatto sta che provocano il terremoto ai piani alti di via Prenestina. Ora sarà l’assemblea dei soci convocata per martedì 23 (il Campidoglio possiede il 100 per cento dell’azienda) a scegliere le persone che sostituiranno Diacetti e l’attuale presidente Roberto Grappelli, anche se quest’ultimo potrebbe essere riconfermato. Le ipotesi più accreditate parlano di un possibile commissariamento, o a un incarico da affidare all’ex amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli. La scelta del manager sarebbe il preludio di un radicale cambio di marcia in seno all’azienda, sulla strada di un difficile risanamento. Proprio in questi giorni, peraltro, una mail arrivata dai vertici aziendali a tutti i dirigenti chiede una riduzione volontaria di almeno il 10 per cento della parte fissa delle retribuzioni. Restano però alcuni dubbi sul nome di Sabelli, proprio a partire dal compenso: secondo le nuove norme sulla spending review, l’amministratore delegato di Atac dovrebbe ottenere un compenso annuo di 68 mila euro. Una cifra molto lontana dagli stipendi medi dei top manager.
I COMMENTI
L’azzeramento del cda di Atac fa insorgere il centrodestra: «Ignazio Marino è dottor Jekyll e miste Hyde? - attacca Gianni Alemanno - Il sindaco usa parole smielate e concilianti quando parla in consiglio comunale e invita tutti alla collaborazione; poi, nell’azione quotidiana, applica il più spietato spoil system politico mai visto prima al Comune di Roma». Secondo l’ex inquilino del Campidoglio, «le dimissioni dal cda di Atac dei dirigenti interni al Comune non possono non essere frutto di una precisa direttiva del sindaco, a cui i dirigenti stessi non potevano non obbedire». Luciano Ciocchetti, leader di Idee Popolari, parla di «crudele spoil system». Secondo Roberto Cantiani (Pdl), la decadenza del cda «pone purtroppo la parola fine a un esperienza di gestione del trasporto pubblico capitolino di altissimo profilo». Dal centrosinistra replica Francesco D’Ausilio: «Voglio tranquillizzare Alemanno sulle municipalizzate - dice il capogruppo Pd in consiglio comunale - Non ci sarà alcuno spoil system derivante da odio ideologico ma, al contrario, la scelta dei vertici verterà esclusivamente sulla base delle specifiche competenze». Secondi Athos De Luca (Pd), «le dimissioni dei membri del cda di Atac segnano la fine di una brutta stagione caratterizzata da sprechi, incompetenza e inefficienza».