PESCARA Più di un migliaio tra imprenditori, artigiani, commercianti, agricoltori, sindacalisti e semplici lavoratori, hanno lanciato forte tutti insieme il grido d'allarme per lo stato di profonda crisi delle imprese provinciali. Una manifestazione, denominata “Pescara, Ora o mai Più” e andata in scena al Teatro del Mare, che non ha precedenti nel suo genere: siamo stati abituati ad assistere a rivendicazioni e scioperi di lavoratori e sindacati, questa volta sono stati gli stessi datori di lavoro a mettere in piedi un'azione di protesta per una situazione che ritengono ormai insostenibile. In coro dicono: «Siamo giunti al capolinea, non siamo più nella condizione di poter lavorare». I numeri sono impietosi: lo scorso anno sono state 334 le imprese del settore delle costruzioni che hanno chiuso, 989 le attività cessate nel commercio e 700 le aziende artigiane scomparse. Cifre dietro alle quali ci sono le storie di persone e famiglie che con fatica hanno messo in piedi le loro aziende e portato avanti le attività dando lavoro alle loro famiglie e a tante altre persone salvo poi veder svanire tutto nel giro di pochi anni. La conseguenza più estrema di questa situazione è il suicidio, qualcuno non regge e preferisce farla finita, sovrastato dai debiti e dall'onta del fallimento: da inizio anno, in Abruzzo sono state 22 le persone che hanno deciso di togliersi la vita per problemi connessi al lavoro. Il messaggio lanciato ieri da chi fa impresa è stato chiaro: non c'è più tempo, il limite è stato già superato e non c'è più spazio per le promesse o per le dichiarazioni di intenti, è tempo di agire e anche in fretta. Solo così si potrà ancora salvare il salvabile. Il messaggio è principalmente rivolto ai tempi della politica e alle lungaggini della burocrazia. Il risultato della manifestazione è un documento chiaro con il quale si chiede una serie di interventi da eseguire a stretto giro di posta con l'impegno di verificare tra sei mesi quanto fatto. Imprese manifatturiere. Sul fronte della burocrazia gli imprenditori chiedono regole semplici e procedure rapide con il taglio drastico dei tempi di risposta, di ridurre gli enti, con la concentrazione delle funzioni, di attuare i processi di riorganizzazione degli uffici, di prevedere un meccanismo di premi e sanzioni e potenziare la formazione del personale, la creazione di un’area metropolitana nell’asse Pescara-Chieti per concretizzare un riferimento amministrativo, logistico e infrastrutturale dell’Adriatico, ma anche l'abbattimento degli oneri burocratici. Welfare e formazione. Chiedono l'immediata attuazione dell’accordo Stato-Regioni del 24 gennaio scorso per uno sviluppo dei tirocini formativi, la revisione del Testo unico del welfare regionale, la semplificazione e l'ottimizzazione della normativa regionale sull’apprendistato. Per la logistica serve un nuovo programma di interventi per il collegamento in rete delle grandi infrastrutture per portare Pescara come piattaforma logistica del centro Italia. Edilizia. Per il rilancio del settore delle costruzioni, gli imprenditori chiedono di declinare gare d’appalto con regole chiare e procedure semplici e trasparenti per renderle inclusive anche nel rispetto delle imprese locali, l’abbattimento o riduzione della tassa di occupazione del suolo pubblico, riduzione temporanea dell’Imu per i fabbricati oggetto degli interventi. I costruttori ritengono fondamentale anche l'attuazione del decreto Sviluppo e del decreto del Fare per rendere strutturali le detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica. Per la ripresa puntano anche alla riqualificazione degli edifici e al recupero del patrimonio pubblico e artistico. Commercio. Con oltre 13 mila imprese, il commercio è una delle voci più rilevanti dell’economia pescarese, nell’area metropolitana è il vero e proprio polmone. «Un polmone», dicono i commercianti, «rimasto senza ossigeno per scelte sbagliate delle amministrazioni locali, che hanno preferito l’occupazione precaria dei centri commerciali a uno sviluppo reale dei centri città». Tra le richieste una soluzione definitiva al caroaffitti, la promozione dei centri urbani, un nuovo stop alla grande distribuzione, un piano metropolitano per traffico e parcheggi e una politica di incentivo all'autoimpresa. Turismo. Per sostenere l'unica industria non delocalizzabile, quella del turismo, si propone una promozione professionale, costante, con una presenza efficace sui mercati obiettivo e nelle borse internazionali: il singolo evento sulla spiaggia deve essere il coronamento di una strategia, non certo sostituirsi a una promozione professionale. Per gli operatori del settore occorre anche alzare la voce con i gestori della rete ferroviaria per difendere il diritto dell’Abruzzo a essere incluso nei progetti di alta velocità e alta conduzione, senza i quali sarebbe condannato a un nuovo isolamento. Cooperare per lo sviluppo dei territori. Da questo punto di vista, le imprese auspicano un nuovo patto per il credito tra banche e imprese sul territorio che sostenga con più attenzione e rapidità la crescita e un piano straordinario per le infrastrutture e delle opere pubbliche e una task force permanente nella Camera di Commercio per supportare le crisi aziendali attraverso la creazione di cooperative di dipendenti o ex dipendenti soggetti agli ammortizzatori sociali.