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Data: 20/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
La fine dei tre moschettieri del Bunga Bunga

MILANO Nicole Minetti è segnalata a Ibiza, da dove fa sapere via avvocati di essere «soddisfatta» per le tre assoluzioni su quattro, ma allo stesso tempo «stupefatta» per i cinque anni di condanna. Lele Mora convoca tutti a Boario Terme per l’ora di cena e si pente di essersi pentito: «Silvio è un mio amico, e non rinnego nulla di ciò che ho fatto per lui». Emilio Fede imperversa ai microfoni di radio e tv davanti ai quali si sente comprensibilmente a suo agio: «E’ stata sconfitta la giustizia, ho vinto io che da oggi sarò ancora più popolare».
LELE ED EMILIO AI FERRI CORTI

Erano uniti, una volta, i tre imputati del processo Ruby-bis. Amici, complici, sodali. Adesso ognuno sembra andare per la propria strada, indifferente al destino dei co-imputati. Mora e Fede, all’epoca dei festini definiti il gatto e la volpe delle serate del bunga bunga, da qualche tempo si guardano perfino in cagnesco. Un po’ per ragioni di soldi, un po’ per la sterzata di Mora che sul filo di lana del processo aveva spezzato il fronte prendendo le distanze dal «degrado e dagli abusi di potere» (parole sue) delle cosiddette cene eleganti. Salvo poi cambiare idea qualche istante dopo.
Il sodalizio si è sciolto, e non poteva essere altrimenti poiché nel loro unanime «io non c’entro» ognuno dei tre, in questi due anni di processo, ha celato sottili scarichi di responsabilità sugli altri. Tanto per fare un esempio: l’ex direttore del Tg4 nel definire le notti arcoriane «roba da educande» ha messo il veleno nella coda raccontando che, tuttavia, una sera Nicole Minetti si spogliò oltre il consentito «e Berlusconi le diede qualcosa per coprirsi». E certo lei non sarà stata felice di sentirlo, né gliene sarà riconoscente, ne accetterà i suoi inviti a cena per sentirsi consigliare, come avvenne un anno fa, di abbandonare lo scranno di consigliere regionale.
MINETTI E L’AMORE PER SILVIO

La stessa Minetti, invece, davanti ai giudici ha sostenuto che il suo per Berlusconi «era vero amore» insinuando che altri, semmai, frequentavano la villa del capo per ragioni di interesse e non di cuore. E in questo impalpabile clima da tutti contro tutti c’è pure chi si ha fatto ricorso a oscuri messaggi minacciosi, come quello lanciato da Emilio Fede a sentenza appena pronunciata: «Ho intenzione di chiedere accertamenti giudiziari sui movimenti di danaro in una banca svizzera dove venivano gestite le operazioni finanziarie di Lele Mora».
In aula, quando i giudici leggono il verdetto, ci sono solo tre dei numerosissimi protagonisti del bunga bunga che da testimoni hanno affrontato il tribunale durante le sessanta udienze. Sono le tre ragazze uscite dal coro delle olgettine e trasformatesi in testimoni d’accusa. Sono venute per vedere. Sono contente e felici: «Eravamo quattro gatti contro un esercito, avevamo paura di parlare. Ora la giustizia ci ha premiate». Mora, che aveva partecipato a tutte le udienze, non si fa vedere. Fede, che non è mai venuto, oggi giustifica l’assenza con la necessità di non alimentare «una curiosità morbosa». Minetti ha altro a cui pensare.
SOLIDARIETA’ DA UN’OLGETTINA

Tutti e tre, forse, si aspettavano per lo meno qualche presa di posizione politica a loro favore. In fondo, alla sbarra ci sono finiti per essersi affannati nell’opera di rendere piacevoli le serate di Berlusconi, ma la corte politica del Cavaliere pare non conoscere la gratitudine. E non reputando opportuno un pronunciamento sul verdetto o la manifestazione di una seppur velata forma di solidarietà ai condannati, dal fronte del Pdl non esce neppure una parola. Così Fede, Mora e Minetti si devono accontentare del conforto di Marystel Polanco, la ragazza caraibica che ad Arcore sperava di trovare la chiave per diventare qualcuno in tv e che sola fra tante trova il coraggio di non tirarsi indietro: «Mi spiace tanto per loro, soprattutto per Lele. E’ una persona buona e altruista».

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