ROMA L’idea che il governo debba sottoporsi ad un «tagliando di qualità» per non finire in panne non piace al Pdl che la rifiuta di getto. Non se ne parla. Punto e basta. E il discorso finirebbe qui. Con gli azzurri che insorgono. Con una coda a più voci di accuse contro il segretario del Pd Epifani che quel rimpasto aveva evocato. Senonché il caso kazako promette nuove rivelazioni. Il pressing su Alfano non si allenta. E si divide di nuovo il Pd.
Ecco allora che a correggere di vari gradi la rotta indicata dal timoniere dem deve intervenire il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. Che scarta a priori l’ipotesi. «Nessun rimpasto all’orizzonte», esclude tassativo. Se proprio si vuole rafforzare il governo uscito contuso dal caso Shalabayeva si deve cominciare secondo il ministro «dalla conversione dei 6 decreti legge già in Parlamento e dalle norme in preparazione su Imu, Iva, ammortizzatori sociali e esodati». In serata seguirà a tal proposito la dichiarazione ottimistica rilasciata al Tg1 dal ministro per lo Sviluppo economico Zanonato: «Penso che sarà possibile annunciare in ottobre che non ci sarà un punto di Iva in più e non ci sarà l'Imu sulla prima casa».
VICOLO CIECO
Franceschini, dicevamo, ha provato a sminare il terreno. Ma le parole di Epifani hanno lasciato scorie di vario genere. Fabrizio Cicchitto, capitano di lungo corso ha visto altri esecutivi saltare in aria per molto meno. Invita perciò a non infilarsi «in un vicolo cieco». Dice: «Sono finiti i tempi in cui la politica era forte ed i partiti potevano tranquillamente organizzare e curare la regia di simili operazioni, con la fragilità dell’attuale sistema sollevare invece un problema di questo tipo significa rischiare di bloccare tutta l’attività del governo e mettersi a giocare una partita a scacchi».
Secondo i pidiellini, insomma, dietro l’uscita a gamba tesa di Epifani si celerebbe la volontà di far fuori a settembre Angelino Alfano. Il sottosegretario Micaela Biancofiore lo pensa. E lo dice: «Forse non si rende conto o agisce in accordo con il capogruppo Zanda che ieri (venerdì scorso per chi legge, ndr) è sembrato il capo dell’opposizione di nuocere gravemente in primis a Letta».
FALLO DI REAZIONE
Tra i pochi che scendono in difesa dell’ex segretario della Cgil spicca la lettiana Paola De Micheli. La più ispirata nel sostenere la «lealtà» di Epifani, il cui obiettivo è «rafforzare il governo». La prova? Aver «tenuto unito il partito rispetto al sostegno al governo». Sostegno offerto al di là di ogni ragionevole dubbio, obietta qualcuno. «Ma sappiamo quanto è difficile stare insieme, lo sapevamo dall’inizio - continua la De Micheli - ma proprio per questo è condivisibile l’idea di verifiche periodiche per fare il punto ella situazione e non perdere di vista l’obiettivo fondamentale: affrontare l’emergenza come ha ricordato bene al Senato il presidente Letta».
Diversa la lettura che dei fatti dà Renato Brunetta. Sente odore di congiura, Vede Epifani alleato di Bersani per dare una spallata a Letta. «La frustrazione per l’insuccesso delle sue tattiche - è la tesi del capogruppo azzurro alla Camera - ha spinto Epifani a un fallo di reazione. Peccato per lui che Alfano sia uscito rafforzato moralmente».