Ci sarebbero elementi inediti, in particolare frasi non trascritte agli atti dell’inchiesta, nella famosa telefonata che l’ex prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato, fece il 28 maggio 2010 al prefetto Francesco Gratteri. Conversazione intercettata nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla procura di Napoli e spostata a Roma - chiusa da poco, si attendono le richieste del Pm - sugli appalti per la sicurezza. Un colloquio per il quale la Iurato finì al centro delle polemiche per la presunta falsa commozione davanti alla Casa dello Studente all’atto dell’insediamento all’Aquila. Oggi l’ex prefetto è di nuovo nella bufera per la nomina decisa dal Consiglio dei Ministri alla Direzione centrale degli affari dei culti presso il Dipartimento delle libertà civili del Viminale. Nomina che è passata per «promozione» e che ha riacceso i riflettori su quella telefonata del 2010. L’avvocato della Iurato (che si è chiusa nel silenzio), Renato Borzone, rivela che mancano alcune frasi di quella telefonata che, a suo avviso, ribalterebbero il significato della vicenda. Ovvero lascerebbero trasparire la vicinanza del prefetto alla disgrazia che ha colpito gli aquilani.
Avvocato, torna alla ribalta quella telefonata.
«Ribadiamo ciò che è stato detto già all’epoca. Ovvero che la telefonata non c’entra nulla con la vicenda processuale e che comunque è stata completamente travisata. Possiamo dirlo, adesso che sono stati depositati gli atti. Mancano alcune frasi che non sono state trascritte e che danno un’interpretazione diversa, mostrano il sentimento di autentica vicinanza alla popolazione da parte della mia assistita».
Cioè?
«Quella è una telefonata con un amico in cui a un certo punto c’è una frase scherzosa con i giornalisti. Ovvero si diceva che erano più interessati agli aspetti emotivi che ad altro. Non essendoci argomenti di merito nel processo, si è preferito buttarla su questo tema senza capire i toni».
Può essere più preciso?
«Stiamo ascoltando con attenzione. Alla fine c’era un’altra frase che manifestava sotto il profilo umano partecipazione alla vicenda. Curiosamente questa frase negli atti processuali non compare. Quando sarà il momento lo faremo presente».
Che idea si è fatta della vicenda nel suo complesso?
«Al posto della telefonata c’è da valutare il comportamento della Iurato. A prescindere dalle idee o dalla persona, credo che si sia spesa con tutto il cuore per la causa aquilana».
Sono stati mesi molto difficili, questi, per l’ex prefetto.
«Avendola conosciuta so che come funzionario si è impegnata a fondo anche sacrificando la propria vita personale. Dispiace che sulla base di tre righe si faccia una spettacolarizzazione negativa della figura. Il tempo, però, sarà galantuomo».
L’ultima nomina è passata quasi per una promozione.
«È quello che amareggia quando scattano meccanismi per cui le cose vengono lette in modo distorto. Se vogliamo semmai è una diminutio, una situazione minore con un trattamento economico inferiore. Non è affatto una promozione ma uno spostamento di funzioni. Anche qui mi pare di leggere una strumentalizzazione politica».