ROMA Ammesso che porgere i polsi e sottomettersi al regime carcerario possa essere una strategia. Concesso che l’eventualità di un trasferimento a San Vittore è tra tutte la più scomoda, persino per chi da anni dice di volerlo «vedere dentro». Ecco che il Cavaliere dà un’altra lucida prova di scaltrezza comunicativa. Al direttore di Libero Maurizio Belpietro dice che non farà l'esule, «come fu costretto a fare Bettino Craxi», «né accetterà di essere affidato ai servizi sociali, come un criminale che deve essere rieducato». «Ho quasi 78 anni - ammette - e avrei diritto ai domiciliari, ma se mi condannano, se si assumono questa responsabilità, andrò in carcere». Ma dopo aver letto l’intervista, non la sottoscrive, «mai rilasciata», salvo però postarla - cioè approvarla - integralmente sul suo profilo Facebook.
L’ATTESA
Contorto ma efficace, il Cavaliere. Dice, smentisce, poi ridice. Così che a meno di due giorni dalla sentenza della Corte sul processo Mediaset, attesa per domani, riesce a far passare il messaggio che lui vuole. Di un Berlusconi disteso, «abbastanza ottimista». E al tempo stesso provato, («non ho dormito per un mese, la notte mi svegliavo e guardavo il soffitto»), disposto al martirio che sottintende la successiva santificazione.
IL PARTITO
Va da sé che in caso di condanna definitiva Silvio Berlusconi non andrebbe in carcere. Se anche rifiutasse l'affidamento in prova ai servizi sociali finirebbe al massimo ai domiciliari. Ma che farebbe in questo caso il centrodestra? Si cercherebbe un nuovo leader? «Dopo il 30 luglio, ammesso che per quel giorno la Cassazione farà conoscere il giudizio complessivo sul processo, cambierà tutto, quale che sia il verdetto - prevede l’azzurro Osvaldo Napoli - assoluzione o condanna, quella sentenza sprigionerà conseguenze sul quadro politico e nella società al momento non facili da valutare». E aggiunge: «Berlusconi è innocente nel giudizio di 10 milioni di elettori che da 20 anni gli tributano il loro consenso». E il governo Letta? «Andrà avanti e questo fatto sarà di enorme imbarazzo per le altre forze politiche». Per Anna Maria Bernini «è in gioco la libertà di tutti», non solo quella del rettore di Arcore. Concetto condiviso da Mariastella Gelmini, per la quale «non è una questione privata», ma «riguarda iscritti, non iscritti, militanti, simpatizzanti e anche gli avversari». Maurizio Sacconi che chiama in causa «i principi elementari di libertà che il Pdl ha il dovere di difendere». Maurizio Gasparri sottolinea «l'atteggiamento da vero uomo di Stato assunto in questi ultimi mesi». Francesco Giro si dice convinto che «se questo caso riguardasse Mario Rossi si sarebbe concluso tranquillamente con una assoluzione».
LA PIAZZA
Sereni e tranquilli. D’accordo. Ma Daniela Santanché da pasionaria lo dice chiaro e tondo: «Se fino a ora il presidente ha dato la linea della responsabilità, del silenzio, del rispetto, dopo il 30 ciò potrebbe non valere più per quegli oltre 10 milioni di italiani che non rimarranno in silenzio se si verificasse questo attentato alla democrazia». E conclude con una previsione dettata forse solo da scaramanzia: «Sono e rimango pessimista, mi auguro di essere smentita».