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Data: 29/07/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Pd, tregua armata aspettando la sentenza

Proseguono le schermaglie sulle regole. Pressing dei renziani: «Difficile reggere un governo col Pdl»

ROMA Nell’attesa della possibile condanna in Cassazione per Silvio Berlusconi, le schermaglie sulle regole delle primarie per la scelta del nuovo segretario del Pd non si arrestano. Ma il tema rischia di passare in secondo piano e, non a caso, la riunione della direzione per decidere del congresso è stata aggiornata al 31. Perché se i magistrati della Suprema corte non decideranno per un rinvio (ipotesi che farebbe tirare a tutti il fiato), ma dichiareranno colpevole il Cav, ci si dovrà misurare con un picco di fibrillazioni. E allora qualcuno potrebbe tornare a proporre di rinviare il congresso: una “moratoria” per sminare il terreno da un ulteriore fattore di rischio per il governo. Ma i renziani (niente affatto soli) si opporrebbero perché «non si può pensare di distruggere il partito per salvare il governo». Di certo, una condanna di Berlusconi ingrosserebbe le fila dei dem “malpancisti” verso le larghe intese, fino a rischiare di travolgere l'esecutivo. «Al momento» riflette un deputato renziano «maggioranze alternative non se ne vedono, ma sarebbe difficile reggere un governo con il Pdl perché la nostra base, già disorientata, non capirebbe. Sarebbero loro a sollevare il problema». Berlusconi per primo ne è consapevole mentre nel Pd c'è già chi, come il deputato Laforgia, si spinge a dichiarare che il partito deve dirsi «pronto a tutto, a partire da un cambio di maggioranza». Certo, aggiunge, si dovranno attendere «le indicazioni del capo dello Stato». Lo scioglimento delle Camere è infatti considerato scenario tutt'altro che scontato. Al contrario, da più parti si paventa l'ipotesi di un 'governo che si fa partitò, con la saldatura di parte del Pd e del Pdl con i centristi. Un'ipotesi che non esiste, smentisce Dario Franceschini: «Questo governo non prepara alcunché». Ed è una «idiozia colossale» pensare che il Pd possa guardare al Ppe: «Il campo del Pd resterà quello dei progressisti e socialisti». Quanto alle regole delle primarie, lo stesso Franceschini tende una mano a Renzi, lo definisce una «carta vincente», ma difende la propria idea di lasciare distinta la figura di segretario da quella di premier, prevedendo nel primo caso che votino gli iscritti, con un «sistema aperto» per cui si possa aderire al partito direttamente ai gazebo. Ma l'idea non piace a chi invoca primarie aperte e senza condizioni e caldeggia la soluzione di lasciare invariate le regole vista la mancanza di un accordo per modificare lo statuto.

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