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Data: 30/07/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Un paese distrutto. Famiglie annientate e bambini orfani

Nel disastro due cugine restano senza genitori: è un incubo A bordo una comitiva di gente allegra, semplice e unita

Una fila interminabile di carri funebri si allinea sulla strada sotto il sole che tramonta sulla montagna. Nel silenzio attonito, un ragazzo urla straziato, nascosto dietro un furgone: «Ti voglio bene, lo capisci, ti voglio bene». Escono le bare una dopo l'altra dalla palestra dell'istituto comprensivo Aurigemma, dove le casse sono state allineate a terra e chiuse in fretta, perché il caldo è soffocante, dopo il riconoscimento dei corpi dilaniati da parte dei parenti. Due cordoni di volontari e uomini in divisa protegge le famiglie che accompagnano una dopo l'altra i feretri mentre l'applauso della folla suona come un addio: «Anima mia, vita mia dove sei andata?» grida un uomo senza più lacrime. Finisce poco prima delle 18 l'attesa senza fine dei parenti nella scuola tappezzata di fiori colorati trasformata in obitorio: quando il corteo delle vittime della tragedia del viadotto dell'autostrada A16 si muove verso Monterusciello, frazione di Pozzuoli, dove oggi, nel giorno di lutto nazionale decretato dal Consiglio dei ministri, saranno celebrati i funerali, la disperazione ricacciata indietro per tutto il giorno esplode. Delle 38 vittime del viadotto della morte, 35 tornano a casa da Monteforte Irpino, dove in una notte di orrore, il pullman granturismo della società Mondo Travel che riportava a casa un gruppo di amici partiti dalla provincia di Napoli, si è schiantato tra i noccioli dopo essere finito contro una colonna di auto rallentate dai lavori, aver distrutto il guardail ed essere precipitato per trenta metri nell'abisso. La più giovane ha 16 anni, il più anziano 88. Ma si teme per la vita dei feriti più gravi, in particolare per una bimba di poco più di due anni che ieri, secondo una voce circolata tra i soccorritori, sarebbe già morta, mentre in ospedale restano altri quattro bambini e il bilancio della tragedia conta una ventina di feriti tra i superstiti del pullman e le persone che si trovavano sulle auto travolte. Lungo la strada per Taurano, a sette chilometri dalla scuola, una lunga scia di guanti di plastica usa e getta e mascherine abbandonati dai soccorritori durante le operazioni di recupero dei corpi indica il luogo dove è avvenuta la tragedia immane dei pellegrini, che dopo essere stati a Pietrelcina, paese natale di Padre Pio, si erano fermati a Telese Terme, e da lì, domenica sera, erano ripartiti per tornare a casa. «Qui resteranno per sempre queste vite spezzate» scuote la testa una donna osservando l'area transennata posta sotto sequestro dalla magistratura, dove i curiosi si aggirano ugualmente osservando i resti del pullman e dei passeggeri, corsi incontro alla morte a poche decine di chilometri dall'abbraccio con i loro cari. Un grosso girasole di peluche, due santini, un cagnolino di plastica dentro una confezione, regalo di un nonno a un nipotino, un cappello rosa che qualcuno ha appeso a un'asta metallica, una croce di legno davanti alla quale sfioriscono due rose. E come il relitto di una nave, tra i pezzi dei sedili divelti, il new jersey di cemento trascinato giù dal volo impazzito del pullman, macchiato dal sangue dei morti. «Vogliamo sapere che cosa è successo, vogliamo la verità» ripetono a tutti i familiari delle vittime durante le lunghe ore in cui aspettano prima di riconoscere i loro cari, quindi di accompagnarli nel loro ultimo viaggio. La procura guidata da Rosario Cantelmo indaga per concorso in omicidio plurimo e disastro colposo: «Lavoriamo ad ampio spettro, ci sono già degli indagati» conferma il procuratore davanti alla ressa dei giornalisti, «ma non posso dire quanti». Di certo i pm di Avellino stanno «valutando anche la posizione della società Autostrade», ma gli approfondimenti potrebbero riguardare la società titolare del veicolo, intestata a un familiare dell'autista, che era stato immatricolato nel 1995 e i tecnici che hanno certificato la revisione del mezzo, avvenuta secondo i primi accertamenti nel marzo scorso. Così dice il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, che dopo un sopralluogo nella zona dell'incidente, visita la scuola e incontra i parenti. A confermare che il mezzo andava a una velocità elevata in un tratto in cui l'autostrada curva in pendenza è stato un addetto di Autostrade che stava segnalando ai veicoli in arrivo di procedere con prudenza. Il pullman, inoltre, ha raccontato alla Polizia stradale, aveva uno sportello aperto, probabilmente quello anteriore. Alcune centinaia di metri più avanti le condizioni della strada testimoniano il tentativo disperato dell'autista, Ciro Lametta, di fermare il pullman: tracce di abrasione, infatti, sono state trovate a circa 800 metri dal punto dell'impatto e poi ancora più avanti, a due o 300 metri dal luogo in cui l'autobus ha travolto le auto che procedevano a passo d'uomo, coinvolgendo altre tredici vetture in un tamponamento a catena, prima di spaccare il new jersey e cadere nel vuoto. Per un chilometro l'autostrada è sotto sequestro. La polizia ha acquisito le immagini di una telecamera che si trova in un tratto precedente allo schianto, oltre al cronotachigrafo dell'autobus, a un portellone con la chiave ancora inserita e a una serie di frammenti meccanici, identificati come parte del sistema di trasmissione, che potrebbero appartenere al pullman, ritrovati a monte rispetto al punto in cui il veicolo fuori controllo è stato notato dal segnalatore. Nessuna ipotesi viene scartata, dal guasto all'impianto frenante, all'esplosione di uno pneumatico, al malore, né la possibilità che le infrastrutture fossero inappropriate. Questa mattina, mentre a Pozzuoli il premier Enrico Letta prenderà parte ai funerali, sotto al viadotto è previsto un nuovo sopralluogo da parte degli inquirenti.

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