MONTEFORTE IRPINO Come in un film dell’orrore. O in un racconto di Matheson. L’incubo che sta nascosto sotto la patina di normalità, pronto a stravolgerti la vita. La tragedia che ti arriva addosso con le fattezze mostruose di un pullman lanciato a folle velocità in discesa. Tutto comincia con una domenica estiva che si spegne. Le ombre della sera si allungano sull’autostrada Napoli-Bari. Le auto incolonnate procedono lentamente verso il viadotto Cannalonga, nel tratto irpino dell’A16. Non c’è nulla che faccia presagire il terrore, quei due chilometri di terrore, quel pullman, pieno di pellegrini napoletani, che «vola» dalla galleria di Monteforte verso il ponte, travolge le vetture in fila, sfonda il guard rail e precipita nel dirupo. Eppure è successo. In una manciata di secondi. Trentotto morti. Uno dei più gravi incidenti stradali mai accaduti in Italia.
LA FOLLE CORSA
Alle 20,30 il pullman è uscito dalla galleria di Monteforte ed ha imboccato il tratto in discesa verso Baiano. Pochi metri dopo il tunnel, il mezzo ha cominciato la sua folle corsa. Cosa sia esattamente successo, lo stabilirà l’inchiesta della Procura di Avellino, ma, sulla scorta dei rilievi effettuati dalla Polizia stradale, si possono avanzare delle ipotesi. È probabile che l’autista, Ciro Lametta morto nell’incidente, si sia accorto subito che il pullman fosse diventato incontrollabile. Sicuramente ha cercato di bloccarlo, scalando le marce e frenando. Ma il pedale del freno verosimilmente è affondato nel vuoto. A questo punto all’autista non è rimasta altra possibiltà che cercare di rallentare il pullman buttandosi con la fiancata sul guard rail.
IL GUARD RAIL
Lametta si è dunque spostato verso destra, in direzione della corsia d’emergenza. A contatto con il guard rail, il pullman ha cominciato a perdere pezzi della carrozziera e, in particolare, uno dei portelloni, ma sull’asfalto sono rimaste anche alcune parti meccaniche, in particolare del sistema di trasmissione (sembra un semiasse). La manovra d’emergenza non è, però, riuscita. Il pullman non si è fermato, ma, soprattutto si è inesorabilmente avvicinato alle auto incolonnate a causa di un restringimento della carreggiata per alcuni lavori in corso qualche centinaia di metri dopo il viadotto. Pochi attimi ancora ed è iniziato il tragico autoscontro. Il pullman ha travolto per prima una Jeep bianca, alla cui guida c’era Enzo Tommasini, 55 anni, impiegato della Regione Campania. La moglie Lucia Franna è stata sbalzata dalla vettura ed è finita sull’asfalto.
LE AUTO TRAVOLTE
Nella carambola sono state coinvolte altre dodici vetture. Scena infernale, ma il peggio non era ancora arrivato. La corsia d’emergenza, infatti, stava finendo e l’autista aveva due sole possibilità: travolgere le vetture incolonnate o sperare che il parapetto del viadotto reggesse l’urto del pullman. Ma probabilmente, a quel punto, la sua non è stata nemmeno una scelta consapevole. Probabilmente ha prevalso un disperato istinto di conservazione. «Si è spostato verso destra - racconta un automobilista - ci è passato accanto come un bolide, ha voluto evitare che la tragedia fosse ancora più grande. Credetemi: l’autista è stato un eroe. Non è vero che una gomma del pullman sia esplosa, mentre è vero che il mezzo ha perso parti della carrozzeria, tra cui la copertura del motore». Il guard rail del viadotto, il cosiddetto new jersey rinforzato da barre d’acciaio, non ha fatto, però, il suo dovere, non ha offerto la protezione sperata.
IL SALTO
Si è aperto, per così dire, sotto la spinta del pullman: sotto c’erano il vuoto e la morte. «Quanto è accaduto - spiega uno dei massimi esperti italiani di omologazione di strutture di sicurezza per la viabilità in Italia - è davvero sconcertante. Il pullman, secondo quanto si è appreso, non ha impattato la barriera frontalmente. Il new jersey avrebbe dovuto resistere, anche perché la corsa del mezzo era stata parzialmente frenata». Il tecnico, che preferisce mantenere l’anonimato, spiega: «A mio avviso c’è stato qualche problema nel fissaggio della barriera nel cordolo di cemento armato. Probabilmente le giunture non hanno retto per una cattiva manutenzione. Naturalmente saranno i periti a dover confermare queste mie ipotesi».