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Pescara, 22/03/2026
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31/07/2013
Il Messaggero
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Chieti, assessore arrestato. Sesso in cambio di alloggi popolari: D’Agostino ai domiciliari, cinque donne lo accusano. Il sindaco gli revoca le deleghe, l’Udc lo sospende |
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Il sindaco Di Primio gli revoca le deleghe. L’Udc nazionale lo sospende dal partito CHIETI Le avrebbe costrette a subire abusi sessuali, negli uffici comunali, per ottenere un alloggio popolare: donne con mariti senza lavoro, sfrattate o ragazze madri. Sono le accuse, pesantissime, contenute nelle 31 pagine dell'ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari l'assessore comunale di Chieti alle Politiche della casa, Ivo D'Agostino: il provvedimento firmato dal gip Paolo Di Geronimo su richiesta del pm Lucia Campo, si fonda sulla denuncia di cinque donne, due italiane, una polacca, una cubana e una rumena. D'Agostino è accusato di concussione tentata e consumata, e violenza sessuale. Il questore Filippo Barboso: «Non ci fermiamo davanti ai poteri forti, la povera gente ha diritto di essere tutelata». Il sindaco Umberto Di Primio ha revocato tutte le deleghe a D'Agostino, avocandole a sé. La segreteria nazionale dell'Udc ha sospeso dal partito l'assessore. Andrea Buracchio, commissario provinciale Udc: «Abbiamo piena fiducia nell'operato della magistratura». Dure le parole di Enrico Iacobitti, segretario cittadino del Pd: «Il sindaco non poteva non sapere, diversamente significherebbe ammettere inettitudine».
Donne costrette a subire abusi sessuali nella speranza di ottenere un alloggio popolare, figli piccoli a carico, mariti senza lavoro, sfrattate o ragazze madri. Baciate, accarezzate, destinatarie di messaggi e telefonate dal tenore inequivocabile, costrette a subire avances negli uffici comunali. E' il quadro delle accuse, pesantissime, contenute nelle 31 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato agli arresti domiciliari l'assessore comunale alle politiche della casa Ivo D'Agostino: il provvedimento firmato dal gip Paolo Di Geronimo su richiesta del pm Lucia Campo, si fonda sulla denuncia di cinque donne, due italiane, una polacca, una cubana e una rumena. A quest'ultima D'Agostino, nel suo ufficio in corso Marrucino, sarebbe saltato addosso, tentando di spogliarla sulla scrivania. D'Agostino è accusato di concussione tentata e consumata, e violenza sessuale. L'indagine, ribattezzata Sex for home, condotta dalla Squadra Mobile diretta da Francesco Costantini, presente il questore Filippo Barboso che ha sottolineato: «Non ci fermiamo davanti ai poteri forti, la povera gente ha diritto di essere tutelata». I fatti si sarebbero verificati da due anni a questa parte, l'ultimo il 12 luglio, vittima una madre di due bambini mentre il primo episodio è del 30 novembre 2011. La prima denuncia contro D'Agostino è del 5 giugno scorso. Le indagini sono state condotte sulla base delle denunce, alcune vittime hanno registrato le conversazioni e conservato gli sms. Un figura chiave nell'indagine, scrive il Gip nell'ordinanza, è quella di Mario Olivieri, responsabile della casa di accoglienza Mater Populi Teatini, gestita dalla Caritas: la sua attività lo ha portato a contatto con alcune vittime delle violenze di D'Agostino ed ha fornito, scrive il giudice, fondamentali elementi di riscontro che provenienti da soggetto terzo ed estraneo ai fatti risultano essere di primario rilievo probatorio. Una delle vittime ha subito minacce velate da una terza persona. Al momento D’Agostino non ha scelto un avvocato di fiducia. In Questura, davanti agli investigatori, ha detto sgomento poche parole: «Non ho fatto niente. La mia parola contro la loro».
Il sindaco gli revoca le deleghe, l’Udc lo sospende Mancano venti minuti alle dieci quando una Fiat Bravo della Mobile entra nell'atrio del palazzo della Provincia, su corso Marrucino. Camicia celeste e borsello in spalla, l'assessore Ivo D'Agostino cerca di nascondere il volto ai fotografi, facendosi scudo con le braccia. Fuori dal portone, una piccola folla incuriosita. Tre ore prima l’assessore aveva ricevuto in casa il provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari. In quel momento, raccontano gli investigatori, in casa era solo. Nato a Moscufo, 51 anni, Ivo D'Agostino è sposato e padre di quattro figli. Diplomato, impiegato alla Asl, attualmente in aspettativa. Prima nelle fila del Partito popolare, poi a Forza Italia, alle elezioni 2010 si è presentato con l'Udc, risultando il primo eletto con 471 voti. Il sindaco Umberto Di Primio, dopo la convocazione di una riunione con la Giunta e i capigruppo di maggioranza, ha firmato un decreto con il quale ha revocato tutte le deleghe (politiche della casa, protezione civile, igiene e sanità, viabilità, traffico e trasporti e toponomastica) a D'Agostino, avocandole a sé. L'esponente Udc resta in carica come assessore. «Sono addolorato e imbarazzato -ha aggiunto Di Primio- Se i fatti venissero confermati, sarebbe gravissimo. Ribadisco estrema fiducia nell'operato della magistratura, auspico che possa essere fatta piena luce sulla vicenda e mi aspetto che D'Agostino possa dimostrare la sua estraneità a quanto gli viene contestato». La segreteria nazionale dell'Udc, invece, ha sospeso dal partito l'assessore. Andrea Buracchio, commissario provinciale Udc: «Abbiamo piena fiducia nell'operato della magistratura e auspichiamo che, nella sede competente, D'Agostino riuscirà a dimostrare le proprie ragioni». La direzione generale della Asl fa sapere che, una volta ricevute comunicazioni ufficiali da parte della Procura, procederà alla sospensione cautelare di D'Agostino per tutta la durata della custodia. Dure le parole di Enrico Iacobitti, segretario cittadino del Pd: «Il sindaco non poteva non sapere, diversamente significherebbe ammettere inettitudine. Di Primio dovrà assumere tutta la responsabilità politica per quanto contestato e commesso da un membro della sua giunta. Occorre che immediatamente si indaghi sui metodi di assegnazione delle case popolari e, più in generale, sull'intera gestione degli affari sociali. Purtroppo si è aperta una questione morale nella gestione del Comune che non può essere minimizzata da Di Primio alla sola responsabilità penale di D'Agostino». Roberta Agostini e Francesca Ciafardini, rispettivamente portavoce nazionale e regionale delle Donne del Pd, aggiungono: «Se la magistratura dovesse accertare la veridicità di ciò che sta emergendo, si tratterebbe di un delitto nel delitto, di una violenza doppia».
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