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Data: 31/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alla guida del pullman un professionista nessuno crede all’errore. Verificate le revisioni il tubo dell’aria rotto forse ha bloccato i freni

NAPOLI «Ciro era un ragazzo d'oro. Un gran lavoratore. Per l'autotrasporto aveva una vera passione e i mezzi li sapeva portare come pochi. Adesso che è morto e che non può più parlare, tutti a buttargli la croce addosso. Invece no, ve lo dico io che lo conoscevo da quando era ragazzo. E vediamo se avete il coraggio di scriverlo...». La voce rauca di Vincenzo Esposito - pensionato nato e vissuto nel cuore di San Carlo all'Arena, a due passi dall'abitazione dell'autista dell'autobus precipitato nel vallone di Monteforte Irpino - scandisce bene le parole: «Ve lo ripeto, Ciro Lametta era un asso al volante». Vico Sant'Eramo Vecchio. Nel giorno del lutto nazionale e del ricordo delle 38 vittime della A16 c'è chi non vuole dimenticare l'uomo che era ai comandi di quel maledetto veicolo piombato giù come un razzo sulla strada statale che da Avellino porta a Napoli. Ma "don Vincenzo" non è il solo a volergli rendere omaggio. Qui c'è una quasi collettiva convinzione che dietro il mistero di quegli ultimi secondi fatali per un gruppo di turisti che rientrava a casa da un breve viaggio nel Sannio la verità non sia venuta ancora a galla; e che si resti ancora lontani dal poter scrivere l'ultimo capitolo della tragedia. C'è chi ancora se lo ricorda fresco patentato, Ciro, e la sua passione per l'autotrasporto.
A soli vent'anni iniziò con i pullmini dello scuolabus. Poi, d'estate, trasformava quel piccolo bus in una navetta che faceva su e giù lungo l'asse Napoli-Licola per accompagnare le famiglie e le colonie parrocchiali al mare. Agli inizi degli anni '90 Ciro Lametta fece il grande passo. Finalmente riuscì a comprarsi un minivan Mercedes.
UN UOMO PREMUROSO
Prima ancora di essere un professionista nel suo ramo. A marzo Ciro aveva compiuto 44 anni. Coronando così il suo sogno di sempre: quello di crearsi un'agenzia di viaggi tutta sua. Ufficialmente al timone dell'azienda c'era suo fratello Gennaro. Ma lui, Ciro, continuava a lavorare come un qualunque dipendente. E viveva un rapporto di simbiosi con i veicoli che guidava. Questa non è retorica perché, alla fine, qualunque mezzo si conduca si finisce con l'amarlo quasi come fosse una creatura propria. Inevitabilmente ora gli interrogativi aumentano. Come è possibile che un uomo tanto esperto e scrupoloso, un perfezionista nel lavoro, possa essersi messo alla guida di un mezzo che avrebbe perso - come si dice in queste ore - pezzi meccanici lungo l'autostrada? E - soprattutto - come si fa a non prendere in considerazione che dietro quelle ultime, disperate manovre sia stata proprio la perizia di questo guidatore a evitare che le proporzioni della strage fossero ancora più terribili?

Verificate le revisioni il tubo dell’aria rotto forse ha bloccato i freni

NAPOLI Dalle schede dei controlli effettuati al bus turistico precipitato nella scarpata potrebbe emergere una parte di verità sulle cause dell’incidente. Schede ancora non acquisite dalla procura di Avellino. Nessun sequestro, spiega Francesco Lubrano legale di Gennaro Lametta, titolare con il fratello Ciro della ditta di noleggio, è stato effettuato dalla polizia nella sede della società.
I CONTROLLI
Nelle schede la scadenza dei controlli, i pezzi controllati, quelli sostituiti, dalle gomme all’olio, passando per il sistema frenante fino ai filtri dell’aria condizionata. Tutto registrato ed effettuato, secondo indiscrezioni, proprio in una delle officine per mezzi pesanti autorizzata dalla Volvo situata a Cercola. Il nodo della manutenzione del mezzo viene ritenuto su più fronti fondamentale per ricostruire la vita del bus turistico. Gennaro Lametta, titolare della ditta ed anche presidente della Federnoleggio, sul fronte della sicurezza, è sempre stato ligio. Due le tipoligie di manutenzione effettuate. Il «controllo supplementare» per viaggi superiori ai 700/800 chilometri. E quello ordinario, per percorsi brevi. Verifiche di routine per partire in tutta tranquillità. Ed anche queste comunque registrate. Ma qualcosa potrebbe essere sfuggito. Se la dinamica dell’incidente è pressoché ricostruita restano ancora un mistero le cause che hanno portato il bus della Volvo a sbandare in autostrada, perdere pezzi importanti del motore già due chilometri prima di sfondare il guard rail e finire nel fossato.
IL FILMATO
Preziose le testimonianze anche se sono divergenti. C’è chi ha sentito un tonfo, come se fosse scoppiata una delle gomme. Ma c’è chi, in quel tratto di autostrada alla guida della sua auto, ha invece visto volare dal bus pezzi di motore, e la conferma verrebbe anche dal filmato delle telecamere fisse dell’autostrada dalla quale emergerebbe che il tratto prima della tragedia fosse «pulito». Cosa è accaduto allora? Se la perizia - la procura non ha ancora nominato i periti per analizzare la scatola nera del bus e i resti del mezzo pesante nè ha dato l’incarico per effettuare l’autopsia sul corpo di Ciro Lametta - dovesse confermare quanto raccontato dal testimone il bus sarebbe drammaticamente collassato. Un albero di trasmissione rotto agirebbe come una sorta di elica impazzita che potrebbe aver tranciato il tubo che porta l’aria che consente il funzionamento dei freni. Se fosse davvero successo questo l’autista si sarebbe trovato senza freni e senza freno motore.

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