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Pescara, 22/03/2026
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Data: 31/07/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il Cavaliere è pessimista ma lancia segnali a Letta. A palazzo Grazioli ammessi solo gli affetti più cari: «Mi vogliono far fuori»

ROMA Passare la giornata di ieri in compagnia di Silvio Berlusconi «era come stare sulle montagne russe», racconta uno dei pochi fedelissimi che ha avuto modo non di vederlo ma, quantomeno, di sentirlo. Si passa dal cauto ottimismo della mattina al nero pessimismo che avanzava con il passare del pomeriggio fino a una piccola risalita d’umore della tarda serata che, tuttavia, non era e non sarà concludente. L’umore è, ormai, da giorni nero e c’è chi lo descrive, addirittura, come «già sotto un treno». «Vogliono eliminarmi – avrebbe detto il Cav ai suoi pochissimi interlocutori – sono vent’anni che ci provano e non si faranno sfuggire questa occasione che per alcuni magistrati è considerata storica».
La causa delle montagne russe deriva dall’andamento dei lavori della Cassazione sul suo caso: relazione del giudice Franco prima («impeccabile» la giudica l’avvocato Coppi), requisitoria del pg Mura («scontata, in quanto requisitoria d’accusa», dice uno degli avvocati-onorevoli del Cavaliere, «è normale chieda la condanna, ma di certo non lascia appigli») che ne aumenta a dismisura l’ansia e consentirà ai giornali, i siti e le tv mondiali di indicarlo come un «ideatore di frode». Infine, il piccolo colpo di scena finale della stessa requisitoria del Pg che chiede di scontare l’interdizione dai pubblici uffici da cinque a tre anni per errato calcolo dei pm milanesi, un appiglio, ma l’interdizione resterebbe comunque. Su e giù, appunto. Il Cavaliere ha passato la giornata blindato a palazzo Grazioli. Silenzio assoluto è la consegna ufficiale che passa di voce in voce. Ha voluto con sé solo gli affetti più cari e le personalità politiche di cui si fida veramente, oltre – naturalmente – agli avvocati: con Coppi come con Ghedini la linea rossa del Cav ribolle. «Il Presidente non riceve. E’ chiuso con i suoi avvocati e non vede nessuno», spiegava al telefono ai molti, petulanti, clientes che volevano esprimere, fisicamente, solidarietà, la senatrice-braccio destro Maria Rosaria Rossi. Oggi però, è stata incaricata di dire a tutti, avrebbe piacere ad avere tutti i suoi amici intorno.
LA FIDANZATA

Nel frattempo, la fidanzata Francesca Pascale, sempre al suo fianco, si concede quattro passi in strada per mangiare un gelato e mostrarsi sorridente ai fotografi in compagnia della sola scorta. Oltre a Rossi e Pascale, che ormai Berlusconi chiama scherzando «le mie secondine» («un motivo in più per non volere i domiciliari…», è l’altra battuta, ma sempre più tirata) ieri sono stati ammessi a palazzo e al desco in pochissimi: Gianni Letta e Gianni Confalonieri, veri esponenti del partito nel partito delle colombe, prima, insieme a Paolo Bonaiuti, e verso sera i due falchi per eccellenza: Denis Verdini e Daniela Santanché. Tutti gli altri fuori. Un piccolo giallo, invece, riguarda la presenza, o meno, dei figli del Cav: c’è chi giura di aver visto entrare prima Marina e poi, in serata, Pier Silvio e chi invece assicura che arriveranno a Roma solo questa mattina. Coppi ha chiesto ai giudici della Cassazione di parlare solo stasera, a fine giornata: Berlusconi, dunque, si aspetta una sentenza per stasera o, più probabilmente, domani. In ogni caso, i fedelissimi sanno che è pronto a combattere. E Marcello Dell’Utri afferma: in caso di condanna «Silvio non lascerà mai l’Italia, nella maniera più assoluta. Non è uno qualunque». Ma se fosse condannato cosa farà? «Dipende, se vorrà fare il Grillo (cioè il capopartito fuori dal Parlamento, ndr.) lo potrà fare».
PRONTI A COMBATTERE

Sul piano politico, la linea dell’intero stato maggiore pidellino si attesta sempre sullo stesso refrain: «Ripercussioni sul governo non ce ne saranno» perché Berlusconi ha dato la sua parola a Letta, «ma in ogni caso decide Silvio quello che faremo tutti noi». Si va, come si sa, dalle dimissioni di massa ipotizzate dalla Biancofiore alle manifestazioni di massa e dal basso cui sta lavorando la Santanché fino al grido di battaglia della Polverini: «Di certo non ce ne resteremo in aula a pigiare bottoni…». Ma se nessuno sa, davvero, cosa può succedere, tutti compulsano nervosamente Ipad e telefonini, cercando di decrittare, nei capannelli di Montecitorio le parole del pg della Cassazione.

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