ROMA Silvio Berlusconi fu «l’ideatore del meccanismo delle frodi fiscali» al centro del caso Mediaset. Sono quasi le sette di sera quando il Pg della Corte di cassazione, Antonio Mura, chiede per il Cavaliere la conferma della condanna emessa in primo e secondo grado dalla magistratura milanese: 4 anni di reclusione (di cui tre già indultati) più cinque di interdizione dai pubblici uffici. Unico sconto una riduzione della pena interdittiva, la più temuta, ritenuta eccessiva e immotivata rispetto ai termini di legge. Per i reati contestati tale sanzione accessoria può andare da 1 a 3 anni, ha precisato il Pg chiedendo alla Corte di rideterminare in 3 anni. Nell’aula della prima sezione penale prestata ai giudici della “feriale” il caldo è soffocante. L’udienza arrivata già all’ottava ora deve essere sospesa prima di dare la parola agli avvocati. Il collegio difensivo composto dal professor Franco Coppi e dall’onorevole Nicolò Ghedini prenderà la parola solo oggi e dopo toccherà ai sette legali degli altri imputati. Che i tempi sarebbero stati lunghi, del resto, era chiaro a tutti e lo si era capito già dallo spessore dell’intervento tenuto in mattinata dal giudice relatore per illustrare la materia. Quella di ieri è stata dunque la giornata dell’accusa. Ricordando che il compito degli ermellini non è quello di condannare, ma di verificare la legittimità, il Pg ha dapprima rivolto un generico appello a lasciare «emozioni, aspettative e passioni politiche» fuori dall’aula di questo processo. Quindi è entrato nel merito partendo da quattro richieste di legittimo impedimento avanzate dai legali del Cavaliere nel corso del processo: una per impegni elettorali, una per la partecipazione a un Consiglio dei ministri straordinario, la terza per un incontro istituzionale con il primo ministro della Macedonia, e la quarta per ragioni di salute collegate a una patologia oculare. Quella fastidiosa uveite per la quale Berlusconi si fece anche ricoverare per alcuni giorni al San Raffaele. Quelle quattro richieste erano «inammissibili» perché «infondato» era l’impedimento, ha detto il Pg affermando poi che i dibattimenti Mediaset sono stati «senz’altro celebrati nel rispetto delle regole del giusto processo». Nella sua requisitoria Mura ha poi sostenuto la validità delle accuse contestate al presidente e l’impossibilità di derubricare i reati in oggetto. Nel meccanismo di fatturazioni fittizie emerso nel processo Mediaset si rileva «una continuità del sistema» che aveva il duplice obiettivo di «gonfiare i costi per benefici fiscali e produrre pagamenti per la costituzione all'estero di ingenti capitali». «Una continuità di sistema a partire dalla fase ideativa negli anni Ottanta», ha detto il Pg sostenendo che fu Berlusconi «l’ideatore del meccanismo delle frodi». Allo stesso modo, è «inverosimile» l’ipotesi che i fatti al centro del processo Mediaset siano stati una «colossale truffa ordita per anni ai danni di Berlusconi», ha aggiunto il magistrato chiedendo il rigetto di tutti i ricorsi e la conferma delle condanne per tutti gli imputati. Oltre ai 4 anni per Berlusconi, i tre anni e otto mesi per l’ex manager di Mediaset, Daniele Lorenzano, i tre anni per il produttore cinematografico Frank Agrama e i quattrodici mesi per l’ex manager Mediaset, Gabriella Galetto. A fine giornata, lasciando l’aula al secondo piano del Palazzaccio dove si è svolta l’udienza, il professor Coppi non si nega ai giornalisti che lo inseguono lungo i corridoi. «Ammiriamo lo sforzo generoso, anche da un punto di vista sportivo, del procuratore generale per difendere una sentenza che resta indifendibile», chiosa l’avvocato. Quanto alla riduzione della pena accessoria, quest’ultimo «era un errore palese della sentenza. Un errore che il Pg ha rilevato chiedendone la riparazione e che non può non essere corretto. Non scherziamo nemmeno», ha aggiunto il professore che stamane alle 9,30 sarà in aula per illustrare la piena innocenza del proprio assistito. «Per noi il reato non c’è proprio», ha detto lapidario. Questa sera o giovedì mattina la sentenza.