Iscriviti OnLine
 

Pescara, 09/05/2026
Visitatore n. 753.793



Data: 21/03/2007
Testata giornalistica: Il Centro
La lezione di Emergency, santuario laico di Romolo Liberale *

I nomi e i volti di Daniele Mastrogiacomo e di Gino Strada dilagano appaiati nelle agenzie di tutto il mondo. Senza nulla togliere ai meriti di altri (singoli e istituzioni) che hanno avuto una parte nella liberazione del giornalista di «Repubblica», il dato di rilievo è che quei nomi e quei volti appaiati indicano il malcapitato e il soccorritore in una terra dove l'inferno della guerra non conosce limiti. E si dice della paziente e insistente opera di Emergency, l'associazione non governativa umanitaria per la cura delle vittime civili della guerra. Quali sono le vittime civili di cui, ormai da anni, si occupa Emergency? Sono uomini, donne, vecchi, bambini vittime - per dirla con Gino Strada - di «un occidente che crea mostri e poi si indigna». E per correre ai ripari fabbrica e semina a tappeto quelle micidiali mine (l'Italia è tra i paesi più esportatore di mine antiuomo) le cui vittime affollano poi le corsie degli ospedali di Emergency la cui operatività è sostenuta, quasi esclusivamente, dal sentimento della solidarietà che si fa gesto tangibile essenzialmente tra i ceti meno abbienti.
Chi non ha letto di Gino Strada «Buskashi» o «Pappagalli verdi», non può avere una idea di quanto siano grandi la tragedia e il dolore. Nell'ansia per la sorte di Daniele Mastrogiacomo, l'espressione che più ricorreva nelle parole di Gino Strada, era: «daremo una mano». La modestia, l'umiltà, il rifiuto del protagonismo, nascondeva una forte volontà di impegno. Giusto! Come è nel costume di chi ha scelto di stare dalla parte dei deboli. Una scelta che fa dell'ospedale di Lashkarganh (come di tutti gli altri della «catena» di Emergency) una sorta di santuario laico dove, mentre le mani curano le atroci mutilazioni e innestano protesi, il cuore e la mente volano in un sogno di fraternità e di pace perché finisca il flagello della reciproca violenza.
Credo di non rivelare segreti di Stato se rendo noto che il nome prestigioso di Gino Strada è circolato tra i membri della giuria del «Premio Silone» per il 2006. Avevo proposto, per la verità, di assegnare il premio dell'anno scorso a due personalità di spicco nell'ambito della solidarietà: Strada, per l'immenso contributo all'azione umanitaria nei teatri di guerra; don Luigi Ciotti, fondatore del «Gruppo Abele» e presidente nazionale di «Libera», impegnato nel difficile campo del recupero dei drogati. Conferire ex aequo il «Premio Silone» alle due personalità, significava non solo alto riconoscimento dei loro meriti, ma anche - e direi soprattutto - concreto contributo alle rispettive istituzioni. Cosa, questa, che trovava riscontro nello spirito e nella lettera della intera opera siloniana che fa dell'attenzione agli umiliati e offesi il cardine del proprio assunto.
Non fui ascoltato, ma non me la presi più di tanto; anche perchè - e questo va detto per senso di onestà intellettuale - il conferimento del «Premio Silone» a Giuliano Vassalli sottolinea l'alta considerazione per la figura e l'opera del giurista e uomo politico che tanta parte ha nella cultura italiana nel Novecento. Voglio solo sperare che nella prossima edizione del "Premio Silone" non si dimentichi la lezione di questi giorni di travaglio e di speranza che hanno portato un po' di luce nel tragico buio della notte afghana.

* scrittore

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it