L’AQUILA La Procura della Repubblica ipotizza che il presidente della Provincia Antonio Del Corvo, esponente del Pdl, abbia tentato di raggirare l’Ufficio del commissario per la ricostruzione, ovvero Gianni Chiodi. È quanto emerge dalle carte degli atti sugli appalti per le ristrutturazioni delle scuole della Marsica, l’inchiesta per la quale è finito in carcere per tre mesi l’ex dirigente dell’ente Valter Angelo Specchio. Tutto nasce dalla redazione di due verbali nella quale Del Corvo, soggetto attuatore per la realizzazione degli interventi sugli edifici scolastici ad Avezzano e Sulmona, avrebbe firmato atti nei quali, secondo l’accusa, vi era la «falsa attestazione di somma urgenza sì da consentire affidamenti diretti per 4 milioni e 783mila euro per Avezzano laddove erano state prospettate dagli organi competenti soluzioni alternative a costo zero». E qui scatta, secondo accuse ancora tutte da dimostrare, la contestazione di tentata truffa aggravata. Nel redigere il verbale di somma urgenza e nell’adottare poi la deliberazione di giunta provinciale 178 di approvazione dello stesso, dunque, si sarebbe concretizzato il reato. «Inducendo così in errore», scrivono i pm Stefano Gallo, Roberta D’Avolio e David Mancini nell’atto di conclusione delle indagini preliminari, «l’Ufficio del commissario straordinario per la ricostruzione, in persona del commissario delegato-presidente della Regione Abruzzo (Chiodi, ndr), ufficio che, in virtù di ciò, richiedeva agli organi competenti (Presidenza del consiglio dei ministri e ministeri competenti) una presa d’atto relativa alla riprogrammazione delle economie di gara per un importo complessivo di euro 4.783.575 che veniva impegnato mediante affidamento diretto con società ed enti con sede ad Avezzano e nella Marsica». «Reato allo stato non perfezionatosi», scrivono ancora i tre magistrati, «in quanto le predette somme non sono state erogate e, dunque, non riuscendo nell’intento per cause indipendenti dalla propria volontà. Con le aggravanti del danno patrimoniale di rilevante entità, di avere agito approfittando di circostanze di tempo e di luogo tali da ostacolare la pubblica difesa, consistite nel disagio determinato dal contesto emergenziale a seguito del sisma del 6 aprile nonché per aver commesso il fatto con abuso di potere e violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione». Una seconda contestazione di truffa vede il presidente della Provincia indagato insieme a Specchio e all’ingegnere Cesidio Serafini socio accomandatario della Sege e Amedeo Figliolini, parente di un socio della Sege. Qui, in sostanza, Specchio e Del Corvo avrebbero acquisito in locazione «un fabbricato dismesso della Sege a 53mila euro per 4 mesi e fatto eseguire lavori di manutenzione straordinaria e restauri per un importo da 500mila euro rendendolo idoneo ad accogliere studenti di due scuole durante i lavori di messa in sicurezza dei relativi plessi, laddove», dice la Procura, «erano state prospettate e rese disponibili dagli organi competenti, soluzioni alternative a costo zero». Di lì l’induzione in errore dell’Ufficio del commissario della ricostruzione, sempre Chiodi. Il vantaggio, ritenuto ingiusto, a favore di Figliolini e Serafini, è il profitto consistito nella rivalutazione dell’immobile in seguito alla contestata ristrutturazione. In relazione a quest’ultima accusa i magistrati hanno contestato a Del Corvo, Specchio e in concorso anche a Serafini e Figliolini, che non fanno parte dell’amministrazione provinciale, anche il reato di abuso di ufficio in relazione alla libera scelta del contraente da parte dell’ente che, in tali circostanze, non sarebbe stata possibile. Fin qui le accuse che i legali dei sospettati contesteranno nelle loro memorie da inviare alla Procura.