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Pescara, 09/05/2026
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Data: 22/03/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Treno, schianto fotocopia. Il precedente: nove anni fa l'espresso contro un palo. Deragliò nello stesso punto, la polemica sui ritardi

PESCARA. Un incidente-fotocopia. Il deragliamento avvenuto all'alba di martedì presso la stazione di Pescara centrale ricalca in maniera pressoché identica lo schianto avvenuto il 28 luglio 1998. Era lo stesso un martedì, quel giorno, e il treno espresso 2373 delle 9,36, diretto a Roma Termini, finì la sua corsa contro il palo della linea elettrica. Il locomotore e la prima carrozza, anche allora entrati nel tronchino di sicurezza, tirarono giù il palo che cadde nella trafficatissima via Ferrari senza provocare nemmeno un ferito tra i 100 passeggeri e il personale delle ferrovie. Un incidente che si è ripetuto, con modalità del tutto simili, nove anni dopo. O è un altro errore umano oppure le cause vanno ricercate nell'impianto.
IL SECONDO CASO. Per gli addetti ai lavori, visto il precedente, non può trattarsi di una pura e semplice coincidenza. Del resto, la modalità è la stessa. Le due inchieste aperte sulla vicenda, una da parte della magistratura e una, interna, delle ferrovie, dovranno accertare se è vero, come dicono alcuni macchinisti, che il segnale luminoso è poco visibile e potrebbe portare a una confusione tra un binario e l'altro. Per chiarire le cause dell'incidente sono stati ascoltati di nuovo i due macchinisti Leonardo Arminio, di 52 anni, di Pescara, e Antonino Pensabene, di 56 anni, di Ortona, medicati in ospedale per ferite non gravi.
LA POLEMICA. «I viaggiatori sono stati lasciati all'abbandono, senza alcuna informazione». È quanto afferma, in una nota, la Federconsumatori che mette in evidenza le ripercussioni negative sul traffico ferroviario determinate dall'incidente. «Le soppressioni dei treni sono state numerose», si legge nella nota, «e nei confronti dei viaggiatori si è registrato un atteggiamento poco corretto. C'era tutto il tempo, infatti, di attivare servizi sostitutivi, fornire informazioni immediate e utili ai fruitori del servizio ma niente di tutto questo è stato fatto. E non è la prima volta che succede. Del resto, i passeggeri dei treni in Abruzzo sono considerati al pari di merci, quindi privi di impegni lavorativi o altro, puntualmente ostaggi di Trenitalia che utilizza mezzi vetusti e pronti alla rottura ma soprattutto incapace di attivare procedure d'urgenza per limitare i danni all'utenza. Nessuno ha ritenuto opportuno scusarsi con i viaggiatori per i disagi causati».
IL RECUPERO. Il locomotore, ieri, era ancora lì. Infatti le operazioni di recupero sono risultate più complesse del previsto anche a causa della posizione in cui si trova e, soprattutto, del traffico ferroviario che, ovviamente, non può essere interrotto. Il che condiziona anche l'intervento di ripristino della normalità. In strada sono state piazzate due gru della ditta specializzata Piccari per sollevare il locomotore che pesa 120 tonnellate. La motrice è del tutto incagliata ed è uscita fuori binario trascinando pietre e un blocco di cemento rimasto incastrato. Gli operai possono lavorare dalle 22 alle 5 del mattino. Se, viste le obiettive condizioni di difficoltà, non si riuscirà a sollevarlo in alcun modo, il locomotore verrà tagliato in pezzi.
IL CASO IN PARLAMENTO. Il senatore di Forza Italia Andrea Pastore ha presentato un'interrogazione urgente al ministro dei trasporti Alessandro Bianchi nella quale si chiede «se sia stata attivata un'ispezione sull'accaduto, quale sia la situazione della sicurezza alla stazione di Pescara e delle sue infrastrutture e, infine, quali misure si intendano adottare per garantire gli operatori delle ferrovie e tutti i cittadini».

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