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Pescara, 24/03/2026
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Data: 28/08/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Via la tassa per 18 milioni di italiani, ecco chi risparmia di più. Il beneficio medio sarà di 227 euro per ogni contribuente

ROMA Un’imposta decisamente progressiva, anche se con parametri in parte falsati dal mancato aggiornamento del catasto. È questa la fotografia dell’Imu sull’abitazione principale che si ricava dai versamenti effettuati nel 2012. Poco meno della metà del gettito complessivo viene dal 15 per cento dei contribuenti, quelli che hanno versato lo scorso anno più di 400 euro. È naturalmente questa la fascia che più si avvantaggerà di una totale cancellazione del prelievo. Ma nonostante le incongruenze catastali, che penalizzano soprattutto le grandi città ed in particolare Roma, i contribuenti con un’Imu più pesante tendono a coincidere, almeno a grandi linee, con quelli che dichiarano un reddito relativamente più alto: i proprietari che nel 2012 avevano indicato su Unico (o sul 730) guadagni superiori ai 120 mila euro avrebbero un beneficio medio di 629 euro. Sono questi i numeri che hanno spinto il ministero dell’Economia - in sede tecnica - ad esprimere qualche perplessità sull’ipotesi di un’esenzione totale.
Il punto di partenza per l’analisi è il numero di proprietari di abitazione principale, che sono 24 milioni, inclusi quelli che come capita spesso hanno solo una quota della proprietà. Di questi lo scorso anno circa un quarto non ha pagato nulla, perché la detrazione ha annullato completamente il prelievo vista la bassa rendita catastale.
SITUAZIONI DIFFERENTI
I restanti 17,8 milioni hanno invece versato in media 227 euro. Ma questo importo nasconde situazioni molto diverse. Circa il 36 per cento degli interessati ha infatti versato meno di 100 euro, contribuendo però al gettito complessivo solo per poco più del 7 per cento. All’altra estremità c’è il 15 per cento scarso che ha pagato un’imposta dai 400 euro in su, ma ha rappresentato oltre il 46 per cento delle entrate totali. E all’interno di questo segmento si trova una fetta ancora più ristretta, quella di coloro che hanno versato oltre 600 euro, che pur essendo del 7 per cento sono la fonte del 29 per cento del gettito. Guardando invece al reddito è evidente la concentrazione sulle classi più alte del beneficio che deriverà da una cancellazione del prelievo. I proprietari che hanno dichiarato fino a 10 mila euro l’anno sono il 28,1 per cento del totale e hanno dato luogo al 23,3 per cento dei versamenti: per loro il vantaggio medio sarà di 187 euro, di poco inferiore ai 195 che risparmieranno coloro che hanno un reddito tra i 10 mila e i 26 mila euro e che rappresentano il 42,4 per cento del totale ed il 36,8 per cento dei versamenti complessivi. Per la fascia di reddito che arriva a 55 mila euro (23,5 per cento dei proprietari e 27,9 per cento dell’imposta versata) il beneficio finanziario di una cancellazione dell’Imu arriverà in media a 267 euro.
I valori crescono decisamente se si considerano i successivi scaglioni di reddito, molto più esigui numericamente. In quello compreso tra i 55 e i 75 mila euro trova posto appena il 2,8 per cento dei proprietari, che però toccano il 4,8 in termini di gettito: per loro verrà meno un importo da pagare pari in media a 382 euro, che diventano 455 per la classe di reddito fino a 120 mila euro e 629 oltre questa soglia. Si trova in questa situazione solo l’1 per cento dei proprietari di abitazione principale (circa 18 mila persone), che però generano il 2,8 dei versamenti.
Ecco perché l’imposta sull’abitazione principale appare progressiva non solo rispetto ad un parametro in molti casi dubbio e impreciso quale la rendita catastale, ma anche rispetto al reddito. Il quale poi a sua volta, a causa dell’evasione, è solo un indicatore approssimativo della capacità contributiva: ma questa è un’altra storia.

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