I buoi sono scappati da tempo dalla stalla lasciata colpevolmente aperta, e hanno preso le direzioni più disparate. Il denominatore è che nessuno ha preso né il treno né l’aereo né tantomeno il traghetto per Pescara. Il progressivo e inarrestabile depauperamento del ruolo una volta strategico della città dannunziana in particolare nel campo dei trasporti e dei collegamenti nord-sud ed est-ovest ha responsabilità ben precise. E riportano allo scarso, se non addirittura ininfluente, peso politico espresso dalla classe dirigente locale, la stessa che intona le geremiadi "dopo" invece di far sentire la voce "prima", che va in ordine sparso invece di compattarsi e che, alla prova dei fatti, fa rimpiangere i metodi dei potentati della Prima Repubblica, che sapevano cosa fare e quando muoversi. La Confcommercio, attraverso il suo presidente Ezio Ardizzi, rilancia adesso la questione e insiste chde «risulta indispensabile che l’Amministrazione Comunale ponga in atto tutte le possibili azioni per spingere sugli enti in questione affinché possano prendere coscienza del problema e rivedere le proprie politiche in vista del prolungamento delle tratte di Italo e Frecciarossa fino a Pescara. Il bacino d’utenza che Pescara rappresenta, anche per via della propria posizione strategica e geografica che ne fa un fulcro portante per l’intero centro Italia, non può non essere preso in considerazione al fine di una programmazione che includa necessariamente la nostra città tra le fermate dei treni ad alta velocità». Il controcanto arriva dal presidente del Sib/Confcommercio Riccardo Padovano, peraltro con esperienza d aamministratore né breve né irrilevante. Padovano insiste sull’«importanza strategica e i positivi risvolti sul turismo e sul commercio pescarese e degli altri comuni della provincia determinati dall’arrivo di Italo e Frecciarossa». E quindi la totale esclusione della mega stazione di Pescara lascia prevedere danni enormi. «Prendiamo atto - continua - delle dichiarazioni d’intento del sindaco Albore Mascia, ma necessitano azioni e interventi concreti affinché si possano al più presto prendere i dovuti contatti con i diretti responsabili delle società proprietarie dei treni in questione, tanto più che - a quanto ci risulta - sarebbe la stessa Ntv a finanziare le opere di ristrutturazione e adeguamento dei marciapiedi per l’accoglienza di Italo. Anzi, non sarebbe da escludere la possibilità di dedicare a quest’ultimo l’intera stazione di Portanuova, progetto che potrebbe fornire alla Ntv il giusto stimolo per considerare potenzialità e infrastrutture che la città di Pescara sarebbe in grado di offrire ai viaggiatori».
Ardizzi rimette il dito nella piaga: «Non abbiamo alcuna intenzione di voler fare questioni di campanile o di competitività, ma se Ancona e le Marche risultano destinatarie di infrastrutture portuali e aeroportuali di estremo spessore (basti pensare ai traghetti per la Croazia, che da noi sono ormai solo un pallido ricordo) è anche merito di una costante opera di pressing da parte della classe politica locale, che a Pescara e in Abruzzo continua invece a latitare e a mostrarsi evanescente da ormai troppi anni. Sentiamo sempre più forte la necessità che i nostri rappresentanti giorno dopo giorno dimostrino determinazione e intraprendano azioni concrete verso le sedi istituzionali di riferimento, altrimenti siamo destinati a diventare gli eterni secondi». Magari secondi. Nel progressivo deserto dei tartari sarebbe già un ottimo risultato.