I dati sul calo del Pil infatti sono una fotografia sulla capacità produttiva dell’impresa abruzzese. Quelli sull’innovazione rappresentano invece la capacità del motore di evolvere e affrontare il periodo più difficile, quello attuale. Al calo del Pil fa riferimento proprio Pino Mauro, economista della d’Annunzio: «Intanto il calo produttivo in Abruzzo, -8% rispetto ai tempi pre-crisi, si compone di due fattori. Il crollo della domanda interna non compensato dall’export. In secondo luogo, la stagnazione che ha riguardato tutta l’Italia ha prodotto un andamento analogo in tutte le regioni del Paese. E questa frenata del Pil ha causato soprattutto nelle nostre grandi imprese una contrazione anche delle spese per l’innovazione. Prendiamo per esempio uno dei settori trainanti della nostra regione che era l’abbigliamento: il mancato upgrade di natura qualitativa della produzione ha fatto sì che importanti realtà segnassero il passo. Per fortuna del sistema abruzzese, l’altro caposaldo, quello dei mezzi di trasporto è riuscito a controbattere i morsi della crisi».
Il riferimento è ai 700 milioni di investimenti annunciati nel prossimo triennio alla Sevel e alla profonda ristrutturazione avvenuta in casa Honda. I lavori per il campus sembrano più vicini ma c’è un contesto generale che non funziona più in questo territorio. Luciano Fratocchi, collega dell’università dell’Aquila, aggiunge altri numeri abbastanza preoccupanti, se mai ce ne fosse bisogno. Riguardano «il trend delle domande di brevetto per invenzione che abbiano come titolare almeno una persona fisica o una persona giuridica abruzzese». Fratocchi ha svolto un’elaborazione personale su dati Ufficio Italiano Brevetti e Marchi: calcolando il peso delle domande presentate ogni anno rispetto al totale ha scoperto che «già prima dell’inizio della crisi abbiamo avuto una riduzione delle istanze e dal 2009 addirittura un crollo ai valori di inizio secolo. Tale trend è peggiore di quello italiano, che comunque ha registrato una riduzione delle domande di brevetto». L’economista romano che insegna all’Aquila è in grado anche di disaggregare i dati: «Analizzando i dati per tipologia di titolare si nota che dall’inizio della crisi è diminuito il peso delle persone fisiche rispetto a quelle giuridiche: le due categorie insieme rappresentano oltre l’80% del totale delle domande. Purtroppo i dati che ho elaborato ci confermano la crisi di capacità innovativa del sistema Abruzzo». Con una postilla finale. «Pur con tutti i limiti dell’indicatore “numero di domande di brevetto” penso che in quest’ottica i dati parlino molto delle esigenze di politica industriale del nostro territorio».