Il consiglio di amministrazione di Atac Patrimonio è la prima vittima della cura di Danilo Broggi, chiamato poco più di un mese fa a tentare di rianimare la municipalizzata che gestisce il trasporto pubblico romano. Oggi sarà ratificata la decadenza del cda dell’azienda, qualche anno fa scorporata da Atac per valorizzare e vendere un’enorme riserva immobiliare che vale circa 500 milioni di euro. L’amministratore delegato Gioacchino Gabbuti lascerà il proprio posto, così come il presidente Bologna e i consiglieri Trabocchini, Grillini e Di Carlo. Al loro posto sarà nominato un amministratore unico - Antonio Abbate, direttore degli affari legali e societari di Atac - che resterà in carica fino al 31 dicembre. Dopo tale data Atac Patrimonio dovrebbe essere nuovamente incorporata nell’azienda di via Prenestina: un modo per arricchire la dotazione immobiliare di Atac e convincere così le banche ad aprire nuove linee di credito, necessarie per continuare ad assicurare il servizio e a pagare regolarmente gli stipendi. L’operazione, però, sta suscitando più di un maldipancia tra i consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione. Più di un esponente dell’assemblea, pur condividendo nel merito l’idea di Broggi, ricorda come le scelte sulla governance delle aziende capitoline debbano per statuto essere vagliate nell’aula Giulio Cesare. Ma l’accelerazione su Atac Patrimonio, fanno notare da via Prenestina, è figlia della situazione di emergenza finanziaria dell’azienda, che il nuovo amministratore delegato deve affrontare in tempi strettissimi, per evitare il fallimento.