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Data: 31/08/2013
Testata giornalistica: Il Centro
La disoccupazione galoppa Al Sud diventa un dramma

Tasso al 12%, nel secondo trimestre persi 585mila posti rispetto a un anno fa Nel meridione è quasi al 20%. Giovani (39% senza lavoro) sempre più penalizzati

ROMA Si allarga l'emergenza occupazione che diventa dramma al Sud: nel secondo trimestre del 2013, secondo le rilevazioni Istat, l'Italia ha perso 585mila posti di lavoro rispetto a un anno prima (-2,5%) e il crollo si è concentrato al Sud con 335mila posti persi (-5,4%). La disoccupazione è al 12% con oltre tre milioni di persone in cerca di lavoro (+13,7% rispetto a un anno prima) e oltre la metà di queste con più di 35 anni. Al Sud la disoccupazione sfiora il 20% (è al 19,8%), più che doppia rispetto al Nord (8,1%). I tecnici Istat parlano di «situazione permanente» sul fronte disoccupazione al Mezzogiorno dove «la crisi è iniziata prima e pesa di più». Tra i nodi principali resta quello della disoccupazione giovanile che raggiunge nelle rilevazioni su luglio il 39,5% (+0,4 punti sul mese, +4,3 punti su luglio 2012). A luglio il tasso di disoccupazione si è attestato al 12% in lievissimo calo su giugno ma comunque ai massimi dopo il record raggiunto a maggio (12,2%). Si conferma la tendenza avviata da anni di invecchiamento degli occupati con sempre meno giovani al lavoro (-532.000 nel secondo trimestre rispetto a un anno prima per gli under 35) e sempre più anziani in ufficio e in fabbrica (+214.000 tra gli over 50). L'aumento dei lavoratori più anziani è da attribuirsi soprattutto alle nuove regole sulla previdenza che hanno reso l'accesso alla pensione più difficile. Prosegue la riduzione tendenziale dell'occupazione italiana (581mila unità in meno in un anno) ma si arresta anche la crescita di quella straniera (-4mila unità) a conferma delle difficoltà estreme del mercato del lavoro. Tra i settori soffrono soprattutto le costruzioni (-12,7% i posti rispetto a un anno prima) e l'agricoltura (-10,1%), mentre l'industria in senso stretto segna un -2,4%. Per i servizi si registra un nuovo calo degli occupati con un -1% (154mila). I primi a subire le decisioni di riduzione del personale sono i lavoratori precari: l'Istat segnala una un calo di 209mila posti nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo di un anno prima. I lavoratori a termine diminuiscono del 7,2% mentre i collaboratori arretrano del 7%. Tra i 18 e i 29 anni lavora poco più di una persona su tre (il tasso è sceso al 36,6% dal 40,2% di un anno prima) mentre il tasso di disoccupazione si attesta al 27,7%. Diminuiscono soprattutto gli occupati a tempo pieno (-644mila unità) mentre quelli a tempo parziale aumentano leggermente (+59.000 unità). L'aumento secondo l'Istat riguarda esclusivamente il part-time involontario, ossia i lavori accettati in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno. L'incidenza del part-time involontario sale dal 57,5% del secondo trimestre 2012 all'attuale 62,2%. Dopo sette trimestri di calo, nel secondo periodo del 2013 torna a aumentare su base annua il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+1,2% pari a 172mila unità). Una parte di questa crescita è dovuta all'effetto scoraggiamento, ovvero a quelle persone che decidono di rinunciare a cercare lavoro pensando di non trovarlo (sono 1.708.000 persone in aumento del 2,7%). Al Sud la situazione è peggiorata notevolmente rispetto a un anno fa con 335mila posti persi e oltre 170mila disoccupati in più. Nel secondo trimestre dell'anno nel Mezzogiorno si concentrano quasi la metà dei disoccupati complessivi (1.458.000 su 3.075.000) ma poco più di un quarto dei lavoratori totali del Paese (5.910.000 su 22.460.000).

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