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Pescara, 24/03/2026
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Data: 31/08/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
D’Alfonso severo «Per l’Abruzzo cinque anni persi». Masci alza la voce «Da Cenerentola a Regione virtuosa» Confronto tra i due politici protagonisti della doppia sfida alle regionali e in città

Stasera alle 21 ai Gesuiti il faccia a faccia
tra l’ex sindaco e il leader di Pescara futura

SE VINCO IO
Luciano D'Alfonso ritrova Carlo Masci per un dibattito pubblico senza rete dopo la sfida del 2003 per la carica di sindaco. Che effetto le fa?
«Ho sempre creduto nei valori del dibattito pubblico. Ci si confronta anche tra avversari politici per fare il punto sulla comunità e i suoi bisogni. Per dare vita ad una vera competizione delle idee. E credo che Carlo Masci sia un buon interlocutore, una persona che ha un ininterrotto impegno ventennale al servizio della comunità. Mi interessa, inoltre, la parte di città che si riconosce in lui».
Il suo vero sfidante alle prossime regionali sarà però Gianni Chiodi. Che giudizio dà del governatore uscente?
«Penso che quelli che abbiamo alle spalle siano cinque anni lunghissimi, purtroppo persi per l'Abruzzo. In primo luogo la Regione ha governato quasi nella inconsapevolezza dei suoi poteri che le riconosce l'ordinamento e che le consentirebbe di discutere alla pari con il Governo per affrontare le partite infrastrutturali strategiche, il sostegno alle attività produttive, l'erogazione di servizi di qualità al cittadino. Su questo fronte abbiamo visto solo annunci. Basti pensare al tema più grande, la tragedia del terremoto».
Il Pd abruzzese è chiamato ad una sorta di riscatto dopo la lunga stagione dei processi conclusa con alterne fortune. Con quali aspettative?
«I processi penali riguardano le condotte dei singoli, non delle comunità politiche. Ho sempre sostenuto che è pienamente legittimo che l'operato di chi governa possa essere oggetto di una rilettura, anche insidiosa, da parte dell'autorità giudiziaria. Ciò detto, non possiamo dimenticare l'anomalia rappresentata dalla denuncia come prosecuzione della lotta politica da parte delle opposizioni. Chi amministra ha comunque l'obbligo di favorire regole di trasparenza ancora più efficaci».
Tornando alle questioni della città, il Ponte del mare resta il simbolo della sua amministrazione, ma ex Cofa e aree di risulta della stazione mangiano ancora la polvere. Perché certe partite non si chiudono mai?
«Mi corre l'obbligo di precisare che senza il black out che ci ha riguardato negli ultimi cinque anni, oggi queste due realtà sarebbero oggetto di contratti e di inaugurazioni di opere in grado di assicurare la loro piena fruibilità ai cittadini».
Come giudica l'attività dell'attuale amministrazione comunale?
«Ho pochi elementi a disposizione per poter esprimere un giudizio compiuto, visto che non rilevo molto di realizzato. Molte mamme di famiglia, da sempre tra i miei interlocutori privilegiati, mi segnalano però una generale incuria nella manutenzione della città. E' un segnale preoccupante che si unisce alla perdita evidente di relazioni con l'altra sponda dell'Adriatico».

Masci alza la voce «Da Cenerentola a Regione virtuosa»

SE VINCO IO
Dopo la sfida del 2003 per la corsa a sindaco i destini di Carlo Masci e Luciano D'Alfonso potrebbero tornare ad incrociarsi alle prossime regionali.
Masci, che effetto le fa?
«In un momento in cui la politica è così lontana dai cittadini, il confronto tra chi si è sempre rapportato con il territorio, come me e D'Alfonso, è sempre esaltante. Lui, tra l'altro, è ormai il mio competitor per antonomasia».
Da assessore al Bilancio si è guadagnato il merito di avere messo in ordine i conti della Regione, ma la sanità è ancora commissariata. Perché?
«Cinque anni fa eravamo la regione Cenerentola, fallita agli occhi dell'Italia. Oggi siamo l'unica ad avere ridotto le tasse e una delle quattro più virtuose nella sanità. La fine del commissariamento è nei fatti e avvieremo subito la pratica con il Governo».
Lei è anche consigliere comunale a Pescara, dove fa politica da vent'anni con la sua lista civica. Qualcuno definisce Carlo Masci addirittura il sindaco ombra. Che giudizio dà dell'attuale amministrazione?
«Questa amministrazione ha avuto sicuramente una locomotiva forte che è stata Pescara futura, supportata dagli altri partiti della coalizione e oggi sta facendo interventi che segneranno la città per i prossimi trent'anni in modo positivo. Pensiamo alla logica della pedonalizzazione che si sta concretizzando con l'ampliamento dell'isola pedonale, la riqualificazione della Riviera sud, il Parco della Riviera nord. Forse qualcosa è venuta meno nella comunicazione, ma il giudizio è positivo».
Sono però ancora in piedi le questioni urbanistiche: ex Cofa, applicazione del Decreto sviluppo, aree di risulta. Perché non si riesce mai a mettere il punto?
«In questi anni ho molto riflettuto sulle difficoltà che la città ha incontrato nel rapporto tra il pubblico e il privato. Forse è per questo che mi sono appassionata di più agli spazi pubblici e alla loro forza di aggregazione. In realtà non si è mai riusciti a trovare i giusti equilibri tra le legittime aspettative di guadagno del privato e la ricaduta pubblica degli interventi, che è fondamentale. Ex Cofa e aree di risulta sono però due grandi sfide che saranno chiuse nella prossima consiliatura, con l'aiuto determinante della Fondazione Pescarabruzzo. Credo molto anche nel recupero del fiume, il progetto del Waterfront, la possibilità di creare un unicum tra la pineta, il mare e l'area golenale».
Se cade il Governo Letta si potrebbe tornare a votare anche per le politiche. Non è tentato dalla candidatura in Parlamento?
«Sono uomo di territorio e le mie scelte non sono mai dettate da fattori personali ma da un sentimento che viene dal basso. Oggi il mio obiettivo e di ripropormi dopo il lavoro fatto in Regione, ma saranno i cittadini a decidere».

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