Poi il messaggio al Pdl: «Decadenza? Non credo ci siano molti margini ma chi crea connessioni improprie tra cosa deciderà la Giunta e la vita del governo dovrà spiegarlo ai cittadini»
ROMA «A questo governo do tutto, il sangue e l’impegno ma non è il governo per cui ho fatto la campagna elettorale». Enrico Letta sbarca a Genova alla Festa del Pd. Il premier comincia con una piccola gaffe. E’ stanco della rappresentazione che se ne fa di un “uomo freddo” dunque comincia salutando i tifosi del Genoa che sono gemellati con quelli del suo Pisa. La platea sampdoriana non gradisce e fischia. E’ il solo infortunio dell’incontro con la base. Le larghe intese «sono il frutto di una situazione eccezionale, straordinaria ma il mio impegno è quello di lavorare per portare poi il centrosinistra al governo, la mia prossima campagna elettorale sarà per questo», scandisce non precisando quale sarà il suo ruolo. In ogni caso Letta conferma l’orizzonte temporale del suo governo: 18 mesi. Il premier avverte quanti lavorano per conservare il Porcellum. «Se oggi si rivotasse nessuna delle tre forze politiche avrebbe la maggioranza, saremmo costretti di nuovo alle larghe intese, siamo in questo casino perchè abbiamo il Porcellum e due parlamenti, come si fa a dire che la Costituzione non si deve cambiare? Dobbiamo avere un’unica Camera che dà la fiducia e un Senato composto esclusivamente da rappresentanti di comuni e regioni», dice. La sopravvivenza del governo è nuovamente a rischio: se cado io cade Letta, tuona il Cavaliere. «Il governo non ha nulla a che fare rispetto a vicende che sono di competenza del Senato: chi crea connessioni improprie tra cosa deciderà la Giunta e la vita del governo dovrà spiegare ai cittadini queste relazioni pericolose», ribatte il premier. Ma è sull’agenda di governo che il premier insiste. «L’Imu era una tassa iniqua e non progressiva, la service tax sarà più bassa». L’aumento dell’Iva? «Farò di tutto per evitarlo», assicura. Poi indica il vero cuore della sua azione di governo: il lavoro. «Il lavoro sarà il cuore di tutto, lo sarà ancora di più, sul lavoro dobbiamo centrare la ripresa che ci sarà. Anche la legge di stabilità dovrà essere incentrata su questo». Per Letta i dati sulla disoccupazione sono drammatici e lo sono ancora di più quelli sulla disoccupazione giovanile. Alla base democratica irritata per la vittoria del Pdl sull’Imu Letta conferma che ora l’attenzione si concentrerà sugli esodati. «Al consiglio dei ministri di mercoledì affronteremo il problema terribile degli esodati perché lo stato non ha rispettato un accordo preso con loro e occorre ristabilire un clima di fiducia nel Paese». Tra i successi del suo esecutivo il premier è particolarmente fiero della scelta «necessaria» di Cecile Kyenge come ministro dell’Integrazione. «Lei sta dando un colpo di grazia a quel razzismo di ritorno, questi quattro mesi non sono stati solo di compromesso ma hanno cambiato l’Italia». Infine, sollecitato dalle domande Letta non si sottrae al tema della futura leadership del Pd. A chi rivendica antiche appartenze a Margherita e Ds dice: «Siamo tutti democratici, gli elettori non si convincono in base al pedigree». Ai renziani chiede di concentrarsi sul «progetto Italia, non sulle regole. «Dividersi sulle regole sarebbe stupido ma al Pd serve un segretario che si impegni a fare il segretario». Quanto alla possibile competizione con Renzi, Letta avverte: «Chi pensa di spaccare il Pd tra un pisano e un fiorentino sbaglia, il mio obiettivo è fare un Pd unito».