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Pescara, 22/03/2026
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Data: 01/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
L’abolizione dell’Imu è legge: in caso di mancata copertura scatterà l’aumento delle accise e degli anticipi Ires e Irap

ROMA Molte conferme e qualche sorpresa nella versione finale del decreto Imu che ieri è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale. Come già emerso nella giornata di venerdì, sono stati rimossi dal testo sia l’articolo che ripristinava parzialmente l’Irpef per le case sfitte, sia quello che introduceva la deducibilità al 50 per cento dell’Imu dalle imposte dirette e dall’Irap, per quel che riguarda gli immobili delle imprese. Quest’ultimo tema dovrebbe essere ripreso con la legge di stabilità.
LE NUOVE ENTRATE
Restano quindi le altre misure, dalla definitiva cancellazione della prima rata dell’Imu (anche per gli enti di ricerca) al rifinanziamento della Cig in deroga. Ma le novità principali rispetto alle informazioni emerse nel Consiglio dei ministri di mercoledì riguardano la definizione dettagliata delle coperture finanziarie ed in particolare quelle sul fronte delle entrate. Il tema è stato oggetto di un attacco di Osvaldo Napoli, già vicepresidente dell’Anci ed esponente del Pdl che ha criticato il presidente della Repubblica per aver promulgato un testo «privo delle necessarie coperture». A Napoli hanno replicato ambienti del Quirinale facendo notare che il provvedimento è stato verificato come previsto dalle norme contabili. In ogni caso, il decreto, che per il 2013 vale 2,9 miliardi, non si presenta così «tax free» come era stato descritto. La voce più rilevante è quella che riguarda la possibilità di detrarre dall’Irpef le polizze di assicurazione contro il rischio di morte o di invalidità permamenente. L’attuale tetto alla detrazione, 1291,14 euro, viene drasticamente ridotto a 630 euro per l’anno fiscale in corso e a 230 a partire dal 2014. L’intervento viene fatto in deroga allo Statuto del contribuente, dunque con valore retroattivo, e riguarderà i premi versati per contratti di assicurazione sulla vita o contro gli infortuni stipulati entro l’anno di imposta 2000. Questi introiti (490 milioni l’anno a regime) servono a finanziare i costi del decreto che vanno oltre il 2013, principalmente quelli per i maggiori interessi sul debito derivanti da ulteriori 8 miliardi di pagamenti della pubblica amministrazione: una partita che a sua volta dovrebbe generare quest’anno maggiore Iva per 925 milioni. Ma questa voce, e quella relativa ai 600 milioni che dovrebbero arrivare dalla sanatoria per le aziende del settore giochi, sono blindate da una clausola di salvaguardia: se in base al monitoraggio del Ministero dell’Economia e delle Finanze le previste maggiori entrate non si materializzassero, si provvederebbe entro il mese di novembre a rivedere gli acconti di Ires e Irap e ad aumentare le accise su alcol, tabacchi o prodotti energetici. Altri 300 milioni solo per quest’anno verranno prelevati dalle bollette elettriche, con l’impegno a evitare incrementi per i consumatori.
Viene poi precisato anche il capitolo tagli di spesa. Sono ridotte autorizzazioni di spesa per complessivi 676 milioni: le voci più sostanziose riguardano le infrastrutture ferroviarie. A parte è conteggiato anche un taglio di 100 milioni per il 2014 relativo al Mose di Venezia. Altri 300 milioni vengono tolti ai ministeri relativamente alle spese per consumi intermedi e investimenti fissi lordi (quasi metà della somma arriva dal ministero della Difesa).
LE PROSSIME SCADENZE
Il decreto andrà ora alle Camere. Ma nelle prossime settimane il governo dovrà ulteriormente occuparsi di cercare risorse finanziarie, per coprire la cancellazione anche della seconda rata dell’Imu ed evitare l’aumento dell’Iva. Su quest’ultimo aspetto il ministro dello Sviluppo Zanonato si è detto ottimista, anche contando sulla ripresa economica in atto e sulle conseguenti maggiori entrate fiscali.

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