L'AQUILA Autunno caldo, di trattative serrate con il Governo per reperire i soldi necessari alla ricostruzione. Per portare avanti il cronoprogramma 2013, che annovera la partenza dei lavori sull'asse centrale dell'Aquila e nelle frazioni di Onna, Paganica, Tempera e San Gregorio, servono altri 250 milioni di euro. A disposizione, nelle casse del comune, sono rimasti circa 150 milioni di euro: briciole rispetto ai 985 milioni iniziali, messi a disposizione dal Cipe, che di fatto sono già esauriti. Conti che il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, ha fatto informalmente con il sottosegretario, Gianni Letta, in occasione della Perdonanza. Ma adesso sarà necessario sedersi a tavolino con il Governo e stabilire quanto, e in quali tempi, L'Aquila avrà a disposizione per la ricostruzione post-terremoto. «I contatti con il Governo sono costanti» afferma Cialente «abbiamo da sciogliere un nodo fondamentale; questione che ho già avuto modo di anticipare a Letta. I 985 milioni di euro della delibera Cipe sono finiti. Un dato che ha suscitato ammirazione nel Governo perché stiamo lavorando e anche bene. In autunno partiranno centinaia e centinaia di cantieri. Mi aspetto un fiorire di lavori. Ma c'è il rovescio della medaglia: il cronoprogramma per l'anno in corso, che prevede la partenza dei cantieri nell'asse centrale e in alcune frazioni, di fatto è scoperto». Cialente fa notare che «i soldi ottenuti alzando la voce, con una protesta plateale, ovvero un miliardo e 200milioni di euro, saranno disponibili a partire dal 2014 e saranno spalmati su sei anni. Al comune dell'Aquila» incalza il sindaco «spetta il 63 per cento della somma, ma non possiamo aspettare il prossimo anno. Abbiamo bisogno di un anticipo di 250 milioni di euro per fare in modo che la ricostruzione della città proceda a ritmo serrato». Il sindaco ha già preso contatti con il Governo: entro la prima decade di settembre sarà convocato, a Roma, un tavolo a cui siederanno, oltre agli attori principali della ricostruzione, l'Abi e i maggiori gruppi bancari nazionali, tra i quali Bper, Generali, Unicredit, e Intesa San Paolo. «Ci metteremo a tavolino» sottolinea Cialente «per trovare una soluzione che consenta di spalmare il miliardo e 200 milioni di euro, e in particolare i 600 milioni di euro che spettano al comune dell'Aquila, non su sei anni, ma su tre, dal 2013 in poi. Un traguardo che consentirebbe di muovere lavori per 600 milioni di euro e di rispettare le scadenze date per il 2013 e per il prossimo triennio». Solo così, stando alle valutazioni del primo cittadino, sarà possibile garantire entro il 2016 il rifacimento dell'asse centrale del cuore della città e di alcune frazioni tra cui Onna, Paganica e San Gregorio. Al momento, non ci sono fondi neppure per il 2014: servono almeno 400 milioni di euro, per rispettare il cronoprogramma. Altri 300 milioni di euro per il 2015 e gli anni a seguire. «Il Governo deve garantire un flusso costante di risorse, pari a un terzo delle competenze che spettano al comune»conclude Cialente «abbiamo già individuato le proposte da portare all'attenzione del tavolo tecnico: l'utilizzo del meccanismo della Cassa depositi e prestiti o la contrazione di un mutuo, da parte dello Stato o del Comune con un pool di banche nazionali. Le stesse potrebbero farsi prestare i soldi dalla Banca europea (Bei), e ripianare il mutuo tramite il credito di imposta. Il Governo, in questo modo, non si accorgerebbe nemmeno della ricostruzione dell'Aquila».