MILANO Il Tesoro rifonda l’Anas, il gestore di quasi 21 mila km di strade e autostrade italiane. La società avrà poteri solo sulle tratte di «competenza», come si precisa nel nuovo statuto approvato dall’assemblea svoltasi alle 11 di venerdì 9 agosto, presso lo studio romano del notaio Rosa Gallelli che ha anche nominato il primo cda: presidente-ad Pietro Ciucci (fino ad allora amministratore unico), ne fanno parte Maria Cannata e Sergio Dondolini. All'assise «si giustifica l'assenza di Oriana Calabresi, magistrato della Corte dei Conti, delegato al controllo». A seguire, sempre presso lo studio notarile si è svolto il primo consiglio che ha attribuito i poteri a Ciucci. Ma nel riconfigurare la struttura, via XX Settembre ha previsto che il board possa essere formato da tre o cinque membri: in quest’ultimo caso le figure del presidente e dell’ad devono essere separate. E tra le deleghe del cda, gli sono stati attribuiti poteri nelle emissioni di bond, ma con paletti precisi.
I COMPITI
Vediamo in dettaglio come sarà la nuova Anas. Alla presenza di Olga Cuccurullo, dirigente del Ministero, l’assise in un’unica convocazione ha proceduto alla modifica di 10 articoli statutari, partendo dall’1.2 che appunto cambia l'identità dell’Anas come organismo di diritto pubblico, radicandone l’origine al Codice dei contratti pubblici relativi a lavori e forniture introdotto con il decreto n. 163 del 12 aprile 2006. Oltre quindi alla fonte istitutiva, il Tesoro ha ritoccato anche l’art. 2 riguardante l’oggetto sociale: la gestione e manutenzione dei tratti stradali è stata circoscritta a quelli di «competenza». La società non dovrà più «vigilare sull’esecuzione dei lavori di costruzione degli interventi affidati in concessione a terzi e controllare la gestione delle autostrade il cui esercizio sia stato dato in concessione», come prevedeva la lettera c) sempre dell’art. 2, ora eliminata. L’altra importante innovazione riguarda l’art. 8 sulle obbligazioni dove è stato inserito ex novo il comma 3: «Spetta al consiglio deliberare l’emissione di strumenti finanziari diversi dalle azioni o non convertibili in esse. L’emissione di tali strumenti finanziari destinati alla quotazione in mercati regolamentati può essere effettuata solo in presenza di accertate esigenze finanziarie della società e previa deliberare dell’assemblea dei soci». Ma ci sono altre novità nella governance della società. Nel caso in cui il consiglio dovesse essere di cinque membri – eventualità disciplinata dal nuovo art. 15 - e lo Stato continua a detenere il controllo della società, il comma 10.8, anche questo fresco di stampa, prevede che sia l'assemblea «ad attribuire deleghe operative al presidente su specifiche materie delegabili».
LE NOMINE
Naturalmente nello Statuto sono state recepite le modifiche introdotte dal Parlamento sui criteri alla base delle nomine nelle società pubbliche con la previsione delle incompatibilità, ineleggibilità e cause di decadenza. Con la possibilità che il board sia di tre o cinque membri, nel primo caso, visto che il presidente è anche ad, lo statuto ha proceduto a riscrivere i poteri. Lo fa con il nuovo comma d) dell'art. 16. L'assemblea ha fissato in 27.500 euro il compenso annuo per i tre consiglieri. Il cda successivo, su proposta del consigliere Dondolini, ha dato le deleghe a Ciucci. Ma il board ha tenuto per sé: la predisposizione del programma pluriennale ed annuale di attività, le proposte di accordi in applicazione della convenzione stipulata con il ministero delle infrastrutture, l'approvazione di progetti di lavoro superiore a 50 milioni, l'approvazione di contratti di affidamento di lavoro di importo di importo superiore al limite di applicazione della normativa comunitaria, l'acquisto e le vendita di beni immobili di importo superiore a 2,5 milioni e di beni mobili superiore a 1 milione, la costituzione di società nonché l'acquisizione e cessione di partecipazioni societarie. Inoltre «resta altresì ferma la competenza del consiglio ad assumere, su proposta del presidente, le seguenti deliberazioni: nomina del dg determinandone poteri e retribuzione, approvare la struttura organizzativa».