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Pescara, 22/03/2026
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Data: 01/09/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Precari, la via stretta per l’assunzione. Il segretario degli atipici Cgil: «Il decreto solo il primo passo, comprendere tutti»

Le novità del decreto del governo. Riserva del 50% dei concorsi fino al 2015 e obbligo di dare un posto ai vincitori

ROMA Con il decreto legge che stabilizza i lavoratori della Pubblica amministrazione il governo eviterà che «si ripetano modalità-scorciatoie per le assunzioni senza concorso, in passato, troppo usate» e farà in modo che «vengano tipizzate e ridotte le forme di lavoro flessibile». Parola di Enrico Letta che insieme alla sua squadra ha varato le nuove norme per la razionalizzazione delle P.a. Vediamo quali sono le principali novità introdotte dal dl "salva-precari". Il 50 per cento dei concorsi riservati. Fino al 2015, tutti gli enti e ministeri in gradi di bandire concorsi, riserveranno metà dei posti ai precari. Nella selezione rientra chi ha avuto un contratto a tempo determinato per tre anni negli ultimi cinque. Non più di 50-60mila, dunque un terzo del totale (medici esclusi) secondo i calcoli dei sindacati che vedremo poi cosa pensano del dl. Fino al completamento delle procedure concorsuali (non oltre il 2015) sarà possibile prorogare i contratti. I vincitori dei concorsi. È prevista anche una norma che, come ha spiegato il ministro della P.a., Gianpiero D'Alia, "obbliga ad assumere tutti i vincitori di concorso". E «in parte questo riguarderà anche gli idonei, ma solo per le graduatorie più recenti». Graduatorie, quelle attuali, che sono state prorogate fino a fine 2015. Posti in arrivo nella Sanità. Tra medici, personale infermieristico, tecnici e altri 11 profili professionali, sarà possibile stabilizzare circa 35mila persone del settore sanitario attraverso «concorsi pubblici riservati», come ha specificato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Ricercatori. Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza ha illustrato una norma che «garantisce autonomia agli enti di ricerca», semplificando «l'immissione in ruolo dei ricercatori». Si tratta però solo degli enti afferenti al dicastero di viale Trastevere. Il provvedimento quindi non include gli altri ricercatori precari, ad esempio di Istat, Cnr, Iss, Ingv. Gli esuberi. Sul fronte della gestione degli esuberi (7-8mila quelli ad oggi rilevati nelle amministrazioni centrali), viene prorogata la possibilità di andare in pensione con le regole antecedenti la riforma Fornero, portando da fine 2014 a fine 2015 il limite per il raggiungimento dei requisiti. Stretta flessibilità. Il decreto infine, limita ricorso al lavoro flessibile circoscrivendolo, come ha sottolineato D'Alia, a «esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale». Dov'è finito il pacchetto scuola. Stralciato dal decreto D'Alia sulla P.a. e slittato al 9 settembre, il pacchetto scuola prevederebbe la stabilizzazione dei docenti precari e l'incremento degli insegnanti di sostegno, che attualmente sono 63mila e cui Carrozza pensava di aggiungerne altri 27mila. I provvedimenti sulla scuola dovrebbero anche riportare in biblioteca circa 3mila docenti retrocessi, per problemi di salute, alle funzioni di assistenti di laboratorio e amministrativo, e sbloccare così l'assunzione di 3.200 unità di personale non docente. Reazioni. Dalle organizzazioni sindacali ad esponenti del Pd, sono diverse le voci che sollevano dubbi sui provvedimenti previsti dal decreto salva-precari (precari che sarebbero 120mila secondo D'Alia e 150mila per i sindacati). Il dl «nel merito va cambiato - ha spiegato il segretario confederale Nicola Nicolosi - perché sia garantita una proroga di contratto a tutti i precari in scadenza a dicembre ed evitata la guerra tra poveri». Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, «la norma vale solo per chi bandisce un concorso e solo per il 50 per cento dei precari. Se è così, non è una soluzione per 150mila persone. Però vogliamo essere certi che sia sostenuta da numeri e risorse e su questo ci confronteremo con ministro e Parlamento». Il problema, insistono anche le altre sigle sindacali, Cisl e Uil, è che con le norme approvate si prevede una riserva del 50 per cento nei concorsi, fino al 2015, per coloro che hanno avuto un contratto a tempo determinato per tre anni negli ultimi cinque. Ma appunto solo per i contratti a termine, che sono quasi 90mila e che, secondo gli stessi sindacati, non si riusciranno a stabilizzare in toto neppure entro il 2015. A chiedere una soluzione per tutti è anche la senatrice del Pd, Pamela Orru: «Il provvedimento da attuare dovrà essere risolutivo per i migliaia di lavoratori che da oltre 20 anni sono precari presso la P.a. e che hanno maturato una insostituibile esperienza lavorativa». Poi la senatrice solleva un'altra questione: «Il non tenere conto, nel decreto, del vincolo dettato dal patto di stabilità negli enti locali taglia fuori di fatto le pubbliche amministrazioni che non rispondono a questo requisito e nella fattispecie penalizza quasi totalmente i lavoratori precari della regione Sicilia». E infatti D'Alia e il presidente della Regione Rosario Crocetta hanno istituito un tavolo tecnico per affrontare la questione dei precari siciliani.

«Ma in 50mila rimangono fuori»

Il segretario degli atipici Cgil: «Il decreto solo il primo passo, comprendere tutti»

ROMA Il decreto salva precari? Un «passo avanti» ma solo il primo, visto che se si fa un «tentativo per stabilizzare i precari, allora bisogna tenere in considerazione tutti». Il sindacato dei lavoratori atipici, Nidil-Cgil, dopo l’uscita del decreto sulla Pubblica amministrazione, spiega perché bisogna già rivedere la legge. «Ci sembra una discriminazione non considerare tutti - dice il segretario nazionale Nidil, Andrea Borghesi - È inaccettabile l'esclusione dei lavoratori in somministrazione (ex interinali) e dei co.co.co. dai percorsi di stabilizzazione per i precari della Pubblica amministrazione individuati con il decreto legge». Quanti sono rimasti fuori? «Gli ultimi numeri sono quelli della ragioneria dello Stato e fanno riferimento al 2011: parliamo di 42.000 co.co.co. e di quasi 10.000 somministrati. Si tratta di lavoratori che in questi anni sono stati utilizzati continuativamente in sostituzione di lavoro stabile, prestando servizio in tutte le amministrazioni e assicurando, insieme ai colleghi assunti direttamente, la qualità e continuità dei servizi pubblici». Come doveva essere il dl? «Si parlava di inserire tutti, l'ipotesi comprendeva co.co.co ed ex interinali. Poi c'è stata un'inversione. Forse dovuta alle fibrillazioni interne al governo? C'è qualcuno che non ha voluto? Se prima il testo era diverso e poi è stato modificato non capiamo perché». Chi sono i lavoratori esclusi dalla stabilizzazione? «Penso ai co.co.co. che negli ospedali sono infermieri, ma anche medici, penso ai lavoratori interinali impiegati negli uffici degli enti locali, di Province e Regioni, da Viterbo al Veneto, tanto per fare un esempio. Nei centro per l’impiego di molte Province il lavoro è gestito da lavoratori con contratto coordinato e continuativo, così anche nei servizi sociali dei Comuni, tutti gli uffici di ex Enpals, oggi Inps, hanno avuto per anni lavoratori interinali e precari in genere. Parliamo di persone che da anni lavorano nella pubblica amministrazione e che alla pa sono legati. Ora considerare queste migliaia di persone come gente che passava di lì per caso è assurdo. Il riconoscimento della professionalità doveva essere parte del decreto». Qual è la vostra richiesta? «Il decreto deve essere convertito, c'è tutto il tempo per metterci mano, correggerlo e togliere queste differenziazioni. In questi ultimi anni, da Tremonti a Brunetta, c'è stata una gestione un po’ schizofrenica dei tagli alla pa che, alla fine, ha creato delle sacche di precariato. Il blocco del turn over ad esempio, non ha fatto altro che mandare in corto circuito il sistema e rigonfiare i numeri dei precari».

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