ROMA Il nodo-coperture è previsto dallo stesso decreto Imu: ci sono infatti 1 miliardo e 525 milioni che “ballano” e sui quali il ministero dell’Economia (Mef) terrà gli occhi aperti per poi rifarsi, se necessario, su accise e acconti Irpef-Irap. Le incognite principali vengono dai giochi e dall’Iva, ma non solo. Sono incerti i 600 milioni della sanatoria sui giochi d’azzardo che le imprese hanno già avvertito di non voler pagare in attesa dell’appello alla decisione della Corte dei Conti che ha imposto loro 2,5 miliardi di maxi-penali per il mancato collegamento ai terminali della Sogei. E andranno verificati anche i 925 milioni di gettito Iva aggiuntivo, legati all’accelerazione sui pagamenti dei debiti Pa entro fine anno. Ma a ben guardare emergono anche altre incognite sulla via delle coperture e dei tagli al bilancio, che il Mef sta cercando di percorrere tra mille difficoltà.
IL BANCOMAT DELL’ENERGIA
Nel decreto è spuntato un prelievo di 300 milioni dalle bollette elettriche, da destinare al bilancio dello Stato. Si tratta di fondi che saranno prelevati dai conti bancari, gestiti dalla Cassa conguaglio, su cui arrivano i soldi di consumatori e imprese e che servono a pagare i tanti oneri, dagli incentivi alle rinnovabili allo smantellamento delle centrali nucleari, all’energia prodotta a carissimo prezzo nelle isole minori e alle altre voci che compongono la bolletta. Da questi conti, stabilisce il decreto, l’Autorità per l’Energia dovrà prelevare 300 milioni per il 2013 «assicurando l’assenza di incrementi tariffari». Non facile da fare e la decisione sembra aver colto di sorpresa non solo l’Authority ma anche il ministero dello Sviluppo. Non è la prima volta che l’energia fa da bancomat per i governi (lo fece Prodi, lo seguì poi Tremonti) e qualche modifica potrebbe arrivare nel corso della conversione in legge.
ASSUNZIONI E FISCO
Altri aspetti da chiarire riguardano i tagli veri e propri decisi dal Mef. Oltre alle riduzioni lineari (300 milioni, ipotizzando una sforbiciata del 10% alle spese dei ministeri esclusa l’Istruzione), ci sono 675 milioni sui quali Fabrizio Saccomanni ha deciso di intervenire con il bisturi cioè selezionando gli interventi. Per esempio, riducendo la dotazione prevista da diverse leggi per le assunzioni in deroga nella Pa sia per Polizia e Carabinieri, che per Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Forestale, Polizia penitenziaria. Diminuiscono così di almeno 75 milioni (su 140) le uscite, coerentemente con la riorganizzazione del pubblico impiego. Via anche 300 milioni di finanziamento alle Ferrovie per gli investimenti sulla rete e 3 milioni sugli incentivi per le auto elettriche e a basse emissioni, introdotti con il decreto Sviluppo 2012. Ridimensionato di 10 milioni il contributo all’albo degli autotrasportatori. Scende di 30 milioni la spesa prevista su alcuni capitoli del Trattato con la Libia del 2008: somme stanziate ma ancora disponibili.
Bisognerà ora verificare quanto reggeranno, i tagli selettivi, alla prova del Parlamento. Anche perché la strada della spending review è ancora in salita. Il governo infatti deve recuperare risorse non solo per l’abolizione del saldo Imu prima casa e della riforma che include la service tax; ma anche per rinviare l’aumento dell’Iva il 1° ottobre, rifinanziare le missioni militari e trovare altri 500 milioni per la cassa in deroga. In tutto, un conto vicino ai 4 miliardi che il governo a promesso di presentare a metà ottobre, con la legge di stabilità.