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Data: 02/09/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Imu, decreto alla Camera battaglia sulle modifiche

ROMA Imu si cambia: le prime modifiche al decreto, promulgato venerdì dal Capo dello Stato, arriveranno alla Camera. L'esame del provvedimento partirà infatti proprio da Montecitorio dove, una volta trasmesso, sarà assegnato presumibilmente alle commissioni Bilancio e Finanze a partire dalla seconda settimana di settembre. E proprio lì il governo dovrà dar seguito all'impegno già espresso di recuperare la detraibilità per i capannoni industriali comparsa nelle bozze insieme all'Irpef seconde case sfitte ma poi sparite nella versione originale del decreto. Anche perché in molti puntano il dito contro l'esecutivo: in primis le imprese che, seppur con un giorno di ritardo rispetto alla pubblicazione, si dichiarano oggi «esterrefatte». Nel gruppo degli stupiti-delusi-arrabbiati anche il presidente del Veneto, il leghista Luca Zaia, il suo segretario, Roberto Maroni e il sindacato di Polizia che denuncia ulteriori tagli. Il nervosismo delle imprese è palpabile anche perché, dovendo già rinunciare al benefit sui capannoni, si trovano ora a dover affrontare una nuova incognita: l'aumento o meno dell'Iva e la conseguente nuova contrazione dei consumi. Il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato spiega: «Vogliamo evitare l'aumento di un punto di iva e in questa direzione stiamo lavorando». E rivela che «il sistema si sta riprendendo, c'è un gettito fiscale interessante in altri punti, l'economia comincia a rifunzionare, abbiamo un'Iva su Iva significativa (quella generata dal pagamento dei debiti della P.a.a, ndr)». Insomma per evitare l'aumento si guarda anche alla ripresa prossima ventura anche perché il “rischio inflattivo” incombe: il prezzo della benzina - dice l'Unione Petrolifera - «rischia di crescere ancora di un paio di centesimi se non si trovasse una soluzione al previsto aumento dell'Iva». Ma Renato Brunetta rassicura tutti: «l'Iva non aumenterà». E intanto sull'Imu portano le bordate delle imprese. Andrea Bolla, presidente del Comitato tecnico per il fisco di Confindustria, sulla mancata deducibilità per gli immobili industriali afferma: «E’ una notizia che suscita sconcerto. Siamo esterrefatti. Ogni provvedimento dovrebbe lanciare un segnale chiaro al mondo delle imprese per ridurre la distanza rispetto ai nostri competitor. Ma in questo decreto non c'è nulla che dia questo segnale». Insomma è chiaro che i segnali non ci sono perché mancano delle solide coperture (su questo in particolare si appunta la critica di Maroni). E infatti il governo ha da tempo annunciato di voler rispolverare la Spending Review di “montiana” memoria. I calcoli su quanto può fruttare si sprecano: c'è chi sostiene fino a 5 miliardi. Ma sta di fatto che i dossier principali (taglio agli oltre 700 sconti fiscali di Vieri Ceriani e ai benefit per le imprese di Francesco Giavazzi) sono saldamente ancorati alla delega fiscale alla Camera.

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