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Pescara, 22/03/2026
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Data: 02/09/2013
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Verso le regionali in Abruzzo - Tra D’Alfonso e Masci duello a salve Platea sbilanciata verso il centrosinistra. «Gelo» sul totocandidature a sindaco

PESCARA Non bastano le vicendevoli spalmature di piastre di miele per considerarlo un incontro tra amici, e nemmeno qualche stoccata velenosa per farne uno scontro tra avversari. Il faccia a faccia tra Luciano D’Alfonso e Carlo Masci al Parco dei gesuiti, dieci anni dopo la battaglia campale che valeva il Municipio di Pescara, è invece una specie di scampagnata sotto le fronde dei pini in una tiepida notte di fine estate. Persino le zanzare sono intorpidite, nonostante l’adunata oceanica di stampo dalfonsiano offra buon sangue a buon mercato. Platea squilibrata verso il centrosinistra, anche se poi da quelle parti correnti e spifferi rimescolano le carte con una certa facilità e a qualcuno la prepotente candidatura di D’Alfonso alla Regione non va giù neppure con dosi industriali di bicarbonato. E lui lo sa, eccome se lo sa. I fedelissimi, quelli no, non mancano: ascoltano il Verbo di fra Luciano da Lettomanoppello in estasi mistica, aspettano qualche rivelazione sui misteri gaudiosi della politica locale, e magari un’investitura piccola piccola in premio per la fedeltà al cerchio magico. Il povero Carlo Masci, spiumato di barba e capelli che ostentava dieci anni addietro, fa quel che può per strappare un po’ di luce riflessa dal salotto musicale addolcito dall’ugola di Pasquale Tritapepe senza baffi e condotto con qualche affanno da Pasquale Pacilio: gestire D’Alfonso, microfono alla mano, è «mission impossibile»; rintuzzarne gli effluvi verbali e le ondate di frasi figurate e a effetto, con spruzzi di arcaismi, neologismi e "Leitmotive" è poi impresa sovrumana per l’assessore regionale. Che ci ha provato a parare e a restituire qualche colpo, ma gli è mancato sempre quello vincente, anche quando D’Alfonso si è ritrovato all’angolo per eccesso di sicurezza. Hanno parlato di tutto e di niente, di Regione e Comune, di massimi sistemi e di sogni, di realtà futuribili e modelli trionfali. Uno pensa in grande, l’altro si àncora alla «credibilità» acquisita; uno sciorina progetti ed efficientismo l’altro sbandiera risultati e concretezza; uno vola alto l’altro si trincera nelle sicurezze; uno si scopre l’altro non coglie l’attimo. Il decisionista D’Alfonso si toglie più di un sassolino dalla scarpa, passato e presente. Allude, lancia messaggi non troppo velati ai politici, ai mezzi di informazione, alla magistratura, insiste sulle stesse parole-chiave e sui temi dove è più ferrato, snocciola un seducente burocratese e un vellutato italiota condito di battute a effetto che solleticano i presenti. Masci è più ruspante, snocciola risultati e numeri, riprende l’avversario sui dati, prova un paio di affondi che però non sa chiudere. Alle spalle non ha neppure il centrodestra, che neanche lo supporta nella claque, e si becca qualche fischio, qualche ironia ad alta voce e diversi rimbrotti. Coraggioso, almeno per questo, ma sapeva a cosa andava incontro. Niente rispetto a quel che accade quando Pacilio azzarda il totocandidature, a destra e manca, alla carica di sindaco a Pescara. Gelo in platea quando echeggiano i nomi dei "delfini", per scarso peso e oggettiva improponibilità. Peggio va col centrodestra, ma questo è scontato, vista la composizione del pubblico. Tra i «miagolìi» che D’Alfonso sparge a piene mani parlando dei politici regionali e i balbettìi di un Masci che non trova il colpo giusto né a effetto, si parla di sanità, di fiume, di acqua, di turismo, di piazze, di ponti, di opere che ci sono e che ci saranno. Da vedere o rivedere domani alle 21 su Rete8.

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