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Data: 03/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fiat, via libera ai delegati della Fiom ma senza nuove regole addio all’Italia

ROMA Passata la tregua di agosto, torna caldissima la situazione sul futuro della Fiat in Italia. Ieri il Lingotto ha comunicato che, nell’ottica del nuovo scenario creato dalla sentenza della Corte Costituzionale abrogatrice dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori, accetta i rappresentanti sindacali nominati da Fiom. Contemporaneamente, però, ribadisce con fermezza la posizione sostenuta da Sergio Marchionne i giorni successivi il pronunciamento della Consulta: «Serve chiarezza, la certezza del diritto in una materia così delicata come quella della rappresentanza sindacale e dell’esigibilità dei contratti è una condicio sine qua non per la continuità stessa dell’impegno industriale di Fiat in Italia».
GLI INVESTIMENTI
Tornano quindi in ballo gli investimenti da effettuare nel nostro paese, soprattutto quelli che non sono stati ancora annunciati. L’ultimo deliberato è quello della Sevel di Atessa, l’impianto che negli ultimi anni ha viaggiato a ritmo più elevato (produce i veicoli commerciali anche per Peugeot-Citroen ed è il più grande d’Europa del settore). Pomigliano già opera con la nuova Panda e Grugliasco fa altrettanto con le Maserati Quattroporte e Ghibli. A Melfi molti operai sono ancora in cassa integrazione poiché, a fianco delle linee della Punto che continua ad essere prodotta, si stanno allestendo quelle dei nuovi Suv compatti che dal prossimo anno verranno costruiti per i marchi Fiat e Jeep. «L’impegno industriale», quindi, riguarda soprattutto Cassino e Melfi i cui annunci, mai programmati, sarebbero dovuti arrivare entro il 2013. Fiat propone il modo di uscire dalla palude e anche in questo caso mette l’accento su un percorso già individuato a luglio: «Come peraltro suggerito dalla stessa Corte Costituzionale, un intervento legislativo e ineludibile».
Su questo aspetto una valanga di reazioni. La Fiom sostiene che le sentenze si applicano senza condizioni, gli altri sindacati che hanno siglato gli accordi appoggiano la richiesta di Fiat di chiarire la situazione con una nuova normativa, ma rifiutano l’ipotesi che vengano messi a rischio progetti e programmi per cui loro si sono impegnati. «La Fiom rientra in fabbrica dalla porta principale, ora Fiat rimuova tutte le discriminazioni e si affronti il vero nodo: il futuro produttivo e occupazionale del gruppo in Italia», ha dichiarato il numero uno dell’associazione sindacale Maurizio Landini. Il leader dei metalmeccanici Cigl ha però aperto all’intervento legislativo: «Che in questo Paese ci sia bisogno di una legge sulla rappresentanza la Fiom lo sostiene da tempo: tre anni fa abbiamo raccolto le firme e presentato in Parlamento una legge di iniziativa popolare su questo tema. Fiat, però, non può per l'ennesima volta vincolare le Istituzioni democratiche del nostro Paese legando il mantenimento della produzione in Italia ad una legge che le aggrada». Contrario all’intervento del legislatore il presidente della Commissione Lavoro Maurizio Sacconi: «I rapporti sindacali devono rimanere liberi e responsabili». Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi chiede a tutti un atto di responsabilà: «Un grande paese come l’Italia, la settima-ottava potenza economica, non può perdere l’industria automobilistica. Quindi, dobbiamo tutti sederci al tavolo e trovare le condizioni affinché la Fiat continui la propria attività in Italia».

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