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Pescara, 22/03/2026
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Data: 03/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Linea dura del Pd sulla decadenza. Il Pdl: colpo di Stato votare contro Silvio

ROMA Silvio Berlusconi. Le trincee degli schieramenti pro e contro il Cavaliere restano distanti e non pare esserci ombra di trattativa in atto sulle sorti dell’ex premier, che a partire da lunedì prossimo saranno all’esame della Giunta delle Immunità del Senato. Il Pdl ha sperato che tra i democrat facesse proseliti il cosiddetto lodo Violante, che apriva a un possibile ricorso di Berlusconi alla Consulta, ma ad emergere invece nel Pd è una linea dura che, pur concedendo al Cavaliere il ”diritto alla difesa“, non lascia margini sulla sua decadenza dal seggio di palazzo Madama. E ha voglia Daniela Santanché, con il suo solito piglio da ”pitonessa“, a bollare come «un vero e proprio colpo di Stato l’eventuale decisione della Giunta di far decadere Berlusconi dopo il 9 settembre», i democrat appaiono irremovibili. Il responsabile giustizia del Pd, Danilo Leva, non concede aperture neppure a un eventuale ricorso alla Corte di Strasburgo: «Berlusconi - dice - può ricorrere dove vuole, ma il Pd farà in modo che non ci siano dilazioni pretestuose o strumentali». Il Cavaliere, secondo Leva, «ha già esercitato il proprio diritto alla difesa nei vari processi e la Giunta non è un quarto grado di giudizio, ma è chiamata ad applicare la sentenza della Cassazione». Quanto alla posizione di Violante, è la senatrice Stefania Pezzopane, vicepresidente della Giunta delle Immunità, a vedere il ”lodo“ dell’ex presidente della Camera «molto ridimensionato, perché lo stesso Violante ha specificato che non può indurre la Giunta a porre la questione alla Corte Costituzionale se non ne dovesse ravvisare la sostanza e la forma». In ogni caso - conclude seccamente la Pezzopane - «Violante non è parlamentare, lì ci siamo noi e ci assumeremo le nostre responsabilità». Unica concessione della senatrice al leader pdl: «Se chiederà alla Giunta un’audizione, gliela concederemo, ma ad horas, non lasceremo che le cose si prolunghino per dieci mesi».
Tuttavia, il dibattito interno al Pd sulla proposta di Violante non sembra essersi ancora spento, se un dirigente di lungo corso come Franco Marini la giudica tuttora «corretta e utile». Per l’ex presidente del Senato, «non ci debbono essere dubbi sulla correttezza e lo spirito di giustizia della Giunta. Perciò il lavoro va fatto con la massima serietà». Marini, inoltre, ravvisa come una «stranezza» il fatto che Violante «sia stato chiamato a chiarirsi davanti a dirigenti del Pd di Torino per aver sostenuto la sua tesi con ricchezza di argomenti». Nel dibattito dice la sua anche Pier Ferdinando Casini, chiamando la Giunta e poi l’Aula del Senato a «un voto secondo coscienza. Tanto più - osserva - si comporterà seriamente con un esame non affrettato, tanto più il suo lavoro sarà insindacabile». Ciò non toglie che, secondo Casini, Berlusconi dovrebbe cogliere l’opportunità di dimettersi prima del voto.
A dire decisamente no a «soluzioni politiche» pro Berlusconi è la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, che dice di «aver trovato sinceramente inconsistenti dal punto di vista giuridico i pareri presentati a difesa di Berlusconi». Di diverso parere è Gaetano Quagliariello: «E’ la prima volta che la legge Severino si applica a un parlamentare. L’articolo 66 della Costituzione differenzia il caso dei parlamentari da tutti gli altri. Quindi - afferma il ministro delle Riforme - ci dovrebbe essere una disponibilità mentale al confronto su questo tema».

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