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Data: 04/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
L’ira di Berlusconi con il Colle: così resta solo la crisi di governo

ROMA Strade alternative Silvio Berlusconi non ne vede, se non quella di rovesciare il tavolo e far cadere il governo, anche perché, come ha sostenuto ieri tra il furioso e l’amareggiato, fatica anche ad intravedere da parte del Pd e del Quirinale persino l’intenzione di volergli riconoscere l’onore delle armi. Il nodo resta la grazia, sulla quale ieri l’altro c’era stata una schiarita dopo l’incontro con i figli e i vertici di Mediaset. Il problema è che molto probabilmente non sarà “extra large”, ovvero non comprenderà le pene accessorie e quindi è «inutile», per dirla con il Cav. Meglio quindi una commutazione della pena - ragionavano ad Arcore - ma segnali da Napolitano non arrivano. Al punto che ad essere irritato con il Colle è anche Gianni Letta, mentre ieri sera Verdini e la Santanchè sono usciti da villa San Martino gongolando, sicuri di avere la partita del “salta tutto” in pugno.
CONFRONTO INTERNO

Immediata scatta la reazione delle colombe che ieri si sono vestite da falchi per non perdere il passo. Schifani è andato giù duro contro il Pd e così ha fatto Alfano dopo il faccia a faccia con il nervosissimo Cavaliere. Le quattr’ore di Alfano ad Arcore di ieri suonano come un nuovo avviso all’ala governativa del Pd, ma hanno anche il sapore dell’abbraccio e della solidarietà di tutto il partito in vista di una battaglia che i ministri del Pdl hanno promesso di combattere accanto al Cavaliere, ma di cui temono l’epilogo. Alfano e Schifani sperano che il Pd, pochi giorni dalla prima riunione della Giunta, non dia l’impressione di dare tutto per deciso in modo di offrire al presidente Stefàno la possibilità di tirare le conclusioni nel giro di un paio di settimane. Nel Pdl si vuole prendere tempo in modo che la Giunta approfondisca sia l’ipotesi di un rinvio alla Consulta, sia i motivi che sono alla base della possibile irretroattività della legge Severino. Lo scorrere del tempo permetterebbe anche di porre il dibattito nella giusta sede e si allenterebbe anche la pressione sul Quirinale.
NAVIGARE A VISTA

Come ormai accade da un mesetto, si naviga a vista dalle parti di Arcore e le docce gelate sono frequenti. Sulla giostra si starà sino al giorno del voto in Giunta perché è pur vero che ieri è stata la giornata della linea dura - con la nota di Alfano - ma il giorno prima aveva ripreso quota l’ipotesi della grazia, caldeggiata da tutto il vertice Mediaset che ancora ricorda i recenti tonfi del titolo in Borsa quando sembrava avvicinarsi la fine del governo. All’argomento “grazia” - ovviamente da chiedere al capo dello Stato - Berlusconi sembra avvicinarsi per strattoni, salvo poi allontanarsene precipitosamente. Ad incidere è il modo con il quale gli viene prospettata l’exit strategy.
Adesso è la battaglia in Giunta ad interessare il Cav, ma nel partito di Epifani non sembra esserci troppa fretta. La barra della decadenza, legata al principio d’equità, resta ferma, ma il lodo Violante sta allargando la faglia e si cerca di evitare che un ennesimo scontro tra giustizialisti e garantisti invada la complicata fase congressuale. Un po’ di tempo servirebbe a tacitare il Pdl sperando che il tribunale di Milano arrivi presto a tirare le castagne dal fuoco.

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