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Pescara, 22/03/2026
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Data: 04/09/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Il “patto di Genova” divide la maggioranza. Pressing di Confindustria e sindacati sul governo per dare priorità al lavoro Il documento influenzerà la legge di stabilità. Brunetta: costerebbe troppo

MILANO Il patto di Genova, come è già stato ribattezzato l'accordo siglato tra Confindustria e le tre organizzazioni sindacali, mette sotto pressione il governo provocando nuove tensioni nella maggioranza. «E' un documento di grandissimo respiro, soprattutto per il suo significato politico, oltre che per i contenuti», ha commentato ieri il vicepresidente di Confindustria, Aurelio Regina, che ha rivolto un appello alle forze politiche: «Governo e forze parlamentari ora devono dare prova di serietà e responsabilità». Nel documento congiunto le parti sociali indicano come priorità il fisco e il lavoro e dettano, di fatto, l'agenda della prossima legge di stabilità: «Occorre ridurre il carico fiscale su lavoro e imprese, per aumentare il reddito disponibile delle persone e riequilibrare la tassazione sui fattori produttivi». Per questo, secondo sindacati e Confindustria «va ridotto il prelievo sui redditi da lavoro - esigenza non più rinviabile, soprattutto per ragioni di equità e di redistribuzione del reddito - attraverso le detrazioni per lavoratori e pensionati, così da aumentare il reddito disponibile e rilanciare i consumi». Secondo le parti sociali è possibile aumentare le detrazioni sui redditi da lavoro oltre che intervenire sul cuneo fiscale: interventi che vanno in direzioni opposta alla linea seguita, per esempio con il decreto Imu, di taglio delle detrazioni sulle polizze vita. Posizione condivisa dal vice ministro Stefano Fassina (Pd): «Spero che l’accordo delle parti sociali, serva a rimettere in ordine le priorità ». Stizzita la reazione del capogruppo del Pdl a Montecitorio: «Confindustria e i sindacati non solo non ipotizzano alcun tipo di copertura per la realizzazione del Patto di Genova, ma neanche quantificano nel loro documento il costo dell'operazione. Ebbene, lo facciamo noi: per avere davvero effetto sull'economia, tutte le misure elencate nel Patto richiedono dai 40 ai 50 miliardi», dice Renato Brunetta. «Non regge la tesi - aggiunge il capogruppo del Pdl - che se sono stati trovati i soldi per l'eliminazione dell'Imu sulle prime case allora il governo deve trovare anche le risorse per i provvedimenti sul lavoro. Esiste, infatti, un problema di scala che rende inconfrontabili i due interventi». L'intesa tra le parti sociali non incassa, però, solo un forte appoggio dal Pd perché un po' a sorpresa Maroni giudica il Patto «molto interessante», intenzionato ad applicare lo stesso confronto anche in Lombardia. Ma il Patto di Genova agita le acque anche nel mondo sindacale perché l'intesa potrebbe preludere ad una normativa sulla rappresentanza come richiesto con forza, per esempio, dalla Fiat. Ieri la Cgil ha espressamente escluso «alcuna interlocuzione» con il Governo in materia di democrazia e rappresentanza sindacale. Il sindacato confederale - precisa infatti la Cgil - «ha aperto una trattativa con le associazioni datoriali per estendere e adottare in tutti i settori le regole già sottoscritte con Confindustria lo scorso 31 maggio. Quel testo rappresenta per la Cgil il punto di riferimento da estendere».

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