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Data: 04/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tagli al cuneo fiscale e rilancio delle imprese, il governo ora accelera

ROMA È l’argomento più delicato, ma è anche quello a cui tutti guardano con maggiore interesse. Imprese e sindacati, lo hanno nuovamente chiesto con forza nel patto per la crescita presentato lunedì: meno fisco sulle imprese. Ma non è da ieri che il governo sta lavorando per cercare di concretizzare l’obiettivo con la legge di stabilità. In pratica si sta studiando un intervento mirato che riduca il cuneo fiscale sul lavoro. In via XX Settembre, sede del Mef, sono tutti molto cauti e il tema delle coperture, con il decreto Imu ancora aperto e già bersagliato per le scelte sui tagli selettivi alla spesa, è certamente quello più scabroso. L’abolizione dell’imposta municipale unica è ancora da coprire per la parte relativa al saldo di fine anno, nel frattempo si cerca di bloccare l’aumento di un punto dell’Iva il primo ottobre e bisogna trovare 4 miliardi entro fine anno, da 7 a 10 miliardi per il 2014. Ma si lavora anche alla nuova spending review che potrebbe dare i suoi frutti. Un punto in più di Iva nel 2014 porterebbe 4,5 miliardi. Sullo sfondo c’è sempre il redde rationem sulle tax expenditures (le circa 720 agevolazioni sulle imposte dirette e indirette del rapporto Ceriani) che sono già state utilizzate in più occasioni ma possono ancora offrire spunti interessanti.
PIÙ LAVORO

Nonostante il percorso sia dunque difficile e complesso, il governo vuole dare un segnale sul versante dello sviluppo e fare in modo di agganciare la ripresa attesa per fine anno alla creazione di occupazione. Anche di questo e dell’agenda autunnale, hanno parlato ieri pomeriggio il premier Letta e Fabrizio Saccomanni a Palazzo Chigi.
Confindustria e sindacati puntano dritti ad eliminare del tutto la componente lavoro dalla base imponibile dell’Irap. Gli industriali hanno già chiesto una riduzione di 11 punti degli oneri sociali per abbassare dell’8% il costo del lavoro. Ma nel concreto la richiesta significa determinare una nuova base di calcolo per l’Irap che tenga conto magari del fatturato ma non del numero di occupati, liberando così risorse per le assunzioni. Il governo non sembra intenzionato a seguire questa via. Piuttosto si sta esaminando la possibilità di eliminare dall’Irap i contributi non previdenziali (per esempio, quelli per la Cig o l’Inail ). Se tutti o solo alcuni dipenderà dalla difficoltà di trovare la copertura.
LO SVILUPPO

A fare pressione è anche il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato che chiede un rifinanziamento del fondo centrale di garanzia ma non è detto che lo avrà. Di sicuro invece il decreto del Fare-2, che dovrebbe andare in consiglio dei ministri la prossima settimana, porterà un pacchetto di misure per ridurre il costo dell’energia e avvantaggiare le aziende con nuove semplificazioni.
In ballo ci sono 3 miliardi di riduzione delle bollette elettriche (2 per le imprese, 1 per le famiglie) attraverso l’emissione di obbligazioni dal parte del Gse che disinneschino la mina rappresentata dagli incentivi alle rinnovabili. Il meccanismo sostanzialmente consiste nel raccogliere risorse con dei debiti che poi verrebbero restituiti spalmando il costo degli incentivi su un numero di anni superiore agli attuali venti. Nel pacchetto ci sono poi nuove facilitazioni per i mini-bond delle Pmi non quotate, il rilancio delle bonifiche in aree industriali inquinate e una novità: la conferenza dei servizi telematica per l’apertura di impianti produttivi.
Positivo il commento del presidente dell’Authority Energia Guido Bortoni sulla riduzione delle bollette. «È una cosa buona» che si voglia intervenire, ha detto, confermando per fine mese delle bollette del gas, il che consentirà di centrare l’obiettivo di una riduzione del 7% entro ottobre.

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