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Pescara, 22/03/2026
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Data: 04/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alleanze, M5S si spacca. E Grillo minaccia: pronte altre espulsioni

ROMA Beppe Grillo richiama i suoi uomini in Parlamento, annunciando lo stato di guerra del Movimento e un nuovo V-Day. E lo fa nel mezzo del primo vero faccia a faccia fra i grillini, durante il secondo round dell’assemblea a Palazzo Madama, dove i duri e puri del “no” a qualsiasi alleanza, si confrontano con i fautori del dialogo con le altre forze politiche. A cominciare da Luis Alberto Orellana: «Io sono per il dialogo come eravamo per il dialogo ad aprile scorso. Ci sono ipotesi che non si concretizzareanno, ma non bisogna avere questo tabù». Sul piatto c’è di tutto: dai post del leader allo scivolone nella comunicazione interna ed esterna di Carlo Messora: «Ha sparato contro di noi e ha insinuato dubbi, noi non siamo qui a pettinare le bambole ma a lavorare», insiste Orellana, rimbrottato subito da Carlo Martelli: «Ci sono persone che hanno chiamato i giornalisti per dire quel che succedeva. Come si risolve? Si fa un documentino in cui ognuno si impegna a far sì che solo il portavoce rilasci interviste sulle posizioni del Movimento».
LE TENSIONI

Non è una seduta di autocoscienza, ma poco ci manca. Maurizio Romani non ci sta a farsi zittire: «Emerge un grande astio. A volte sono stato contestato perché mi sono fermato a parlare con i giornalisti e ho detto la mia opinione che pensavo condivisa da tutti. Se volete che non parli con nessuno buttatemi fuori». A prevalere, però, è la linea oltranzista. «Qualora anche si volessero valutare gli scenari politici, dopo 5 mesi, qualcuno di noi sente di voler dare qualche segno di apertura a queste forze? Che cosa volete sentire dagli attivisti? Ci hanno votato per la coerenza del “mai con il Pdl e mai con il Pd”, ricorda Paola Taverna, autrice di uno stornello in cui invitava alla porta chi dissente da questa linea. E Sara Paglini arriva a proporre di votare un documento di due righe, per ribadire che «in caso di voto di fiducia al governo Letta, alias Pd e Pdl, il voto del M5S sarà compatto sulla linea iniziale del Movimento, no ad alleanze o fiducia a questi partiti», aggiungendo: «Se ce ne sarà bisogno, la libertà ce la conquistiamo con la forza». Un tema ripreso dal capogruppo Nicola Morra: «Siamo in guerra. Siamo in guerra contro il palazzo e il potere. Grillo l’ha fatto il tentativo con Bersani, ma è stato tutto inutile. Lo sappiamo».
IL BLOG

Parole che ricalcano l’intervento messo on-line, in contemporanea, da Grillo sul blog: «Siamo in guerra, una guerra che deciderà il destino di questo Paese per il prossimi decenni. Presto faremo il terzo V-Day. Tenetevi pronti. Kasparov, il campione sovietico, diceva che gli scacchi sono il gioco più violento che esiste. Ed è una partita a scacchi con un Sistema Organizzato a norma di legge quella in corso da anni in Italia. L’occupazione degli spazi della scacchiera è continuo, incessante, a colpi di leggi, di disinformazione, dell’utilizzo di ogni regola fatta su misura. Ogni casella disponibile va presidiata». E poi: «Chi vuole guardarsi l’ombelico si tiri fuori. Il M5S non è il suo ambiente», evidentemente rivolto ai dissidenti.
Che, per bocca di Lorenzo Battista, gli rispondono in tempo reale, con un tweet: «Gli scacchi sono un gioco bellissimo. Mi spiace leggere chi parla di questo gioco e non sa che esiste lo stallo». Ma lo stallo è prima di tutto all’interno del M5S. Terminata al Senato, la riunione prosegue a Montecitorio, con i gruppi di entrabi i rami del Parlamento. E, nonostante l’assenza della maggior parte delle colombe, passa la linea di chi vuole cambiare il Porcellum. Sempre senza il Pd, ma con una proposta ad hoc targata M5S.

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