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Data: 24/03/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni, Bonanni avverte il governo: «No a scambi scalone-coefficienti». Il leader della Cisl soddisfatto su concertazione e salari, ma resta in trincea sulla previdenza

ROMA «Giovedì si è aperta una discussione vera con l'Italia reale. Il presidente del Consiglio ha parlato in modo chiaro, con uno spirito positivo». Non capita tutti i giorni che un leader sindacale si mostri soddisfatto all'indomani di un incontro con il governo. Ma pur prendendo atto del buon avvio di questa fase di concertazione, Raffaele Bonanni non dimentica di mandare un messaggio all'esecutivo, che suona più o meno così: vi sbagliate se pensate di barattare l'ammorbidimento dello "scalone" con la revisione inflessibile dei coefficienti delle pensioni future.
Bonanni, ma perché voi della Cisl vi state concentrando così tanto sul tema dei coefficienti, che non avrà rilevanza pratica prima di alcuni anni. Per i lavoratori non è più rilevante quanto accadrà nel 2008?
«Perché ci interessa la vicenda dei giovani. Ci interessava quando insistendo siamo riusciti a far anticipare la riforma della previdenza integrativa, ci interessava quando abbiamo sollevato il tema dei contributi degli atipici, per garantire loro maggiori tutele. E ora vogliamo evitare che si abbatta una grossa bastonata sulla testa dei futuri pensionati. Oltre tutto, l'abbassamento dei coefficienti sarebbe ingiustificato perché la situazione è completamente cambiata rispetto al 1995, quando questo meccanismo è stato ideato».
Secondo lei non è necessario aggiornare quei parametri?
«Andrebbero aggiornati ma al contrario, verso l'alto. Perché la situazione sociale non è più la stessa: dodici anni fa si iniziava ancora a lavorare presto, e si usciva presto: oggi si entra nel mondo del lavoro intorno ai 24 anni e si esce in media a 60 e 3 mesi. In più la disoccupazione che era oltre il 12 per cento, oggi è sotto il 7. Tutto cambiato, allora ci fu un eccesso di cautela».
Invece per il governo la revisione è essenziale...
«Il fatto è che loro hanno bisogno di addolcire lo scalone, e siccome questa riforma è stata a suo tempo approvata dall'Unione europea ora vogliono dare a Bruxelles l'applicazione rigorosa dei coefficienti in cambio degli aggiustamenti alla Maroni. Ma se questa è l'idea io dico a Prodi di stare attento, per la gente sarebbe una grande disgrazia».
Qual è la vostra ricetta su scalone e innalzamento dell'età?
«Con incentivi e libertà i lavoratori si convinceranno da soli ad uscire a 61-62 anni».
Giovedì si è parlato anche di rivalutazione delle pensioni basse...
«Sì, e Antonio Uda, il nostro segretario dei pensionati, esultava come un bambino. Era ora di affrontare questo tema visto che dal 1992 è disattesa la legge che prevedeva una rivalutazione non solo in base all'inflazione ma anche alla dinamica del Pil. Così in tutto questo tempo gli assegni hanno perso il 30 % del valore».
Dalle pensioni ai salari: si arriverà agli incentivi per la contrattazione di secondo livello?
«Nell'incontro Prodi si è detto molto interessato all'argomento, e questa è una bella notizia. C'è una posizione comune di Cgil, Cisl e Uil, con questo meccanismo possiamo aumentare il salario dei lavoratori e allo stesso tempo la produttività delle aziende».
Si può evitare lo sciopero del pubblico impiego?
«Sì, se si rispettano gli impegni. Il premier ha detto parole chiare sui contratti. Anche Nicolais è tranquillo. Ora la Ragioneria e gli altri organi contabili devono raccordarsi con le decisioni politiche».

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