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Data: 18/09/2013
Testata giornalistica: Rassegna.it
Il gravissimo errore dell'Abi

Megale (Cgil): banchieri che guadagnano 100 mila euro al giorno disdettano il contratto nazionale perché ritengono troppo pesante un aumento di 70 euro nella trance di giugno. "Non c’è proporzione. Le banche vorrebbero lo scalpo del lavoro"

La disdetta del contratto nazionale dei bancari, annunciata ieri dall’Abi, è “un errore grave, gravissimo e contro il quale abbiamo deciso lo sciopero generale della categoria per il 31 di ottobre”. Lo ha detto oggi il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, nel corso della trasmissione Italia Parla su RadioArticolo1.

“Si prende di mira il contratto nazionale di lavoro giudicandolo insostenibile – spiega Megale -, il che significa che il contratto in scadenza a giugno viene messo in discussione almeno per la parte normativa per la sua applicazione futura e che il rinnovo dello stesso contratto viene giudicato impraticabile”. Per Megale dietro l’angolo c’è il rischio del “contratto fai da te” in stile Fiat-Marchionne: “Mettendo in discussione proprio il contratto nazionale di lavoro, si mette in discussione il governo delle relazioni industriali che sin qui c'è stato, il valore della capacità delle parti di aver affrontato problemi e momenti gravissimi, come la crisi del '98 che portò all'accordo con il governo Prodi”.

In questo momento “serve riaprire i rubinetti del credito, l'emergenza economica e politica paese ha bisogno di unità e coesione”, invece – rileva Megale – le banche “decidono di rompere le relazioni e scaricano i problemi sull’anello più debole della catena, cioè il lavoro”.

“Ma come possono pensare i banchieri – si chiede Megale -, che come tanti altri amministratori delegati hanno comunque guadagni annui che oscillano tra i 2 e i 4 milioni di euro, cioè qualcosa come 80-100 volte quanto guadagna un lavoratore dipendente, come possono pensare che, mentre loro guadagnano praticamente quasi 100.000 euro al giorno, disdettano un contratto perché ritengono troppo pesante il costo e la trance contrattuale di 70 euro di giugno? Non c'è proporzione”.“E questo dato ci ha portati ieri per la prima volta nella storia, tutti i sindacati, a porre l'esigenza che, prima di disdire il contratto, si dimezzino i loro compensi, che li portino sotto i sei- settecentomila euro e – aggiunge Megale - a questo proposito abbiamo annunciato la presentazione di una legge”.

Da qui la decisione dello sciopero, presa da tutti i sindacati. Uno sciopero “per la difesa del contratto e per la difesa dell'occupazione – spiega Megale -, perché sono uscite qualcosa come 40.000 persone solo negli ultimi accordi del 2012”, ed entro il 2015 ne usciranno altre 19.000. “Dobbiamo trasmettere un messaggio ai cittadini e all'opinione pubblica – aggiunge il segretario della Fisac - : la battaglia che facciamo è anche una battaglia contro le disuguaglianze tra i banchieri, gli amministratori delegati e il resto del mondo del lavoro ed è anche una battaglia perché le banche riaprano i rubinetti del credito e diano i quattrini a quelle piccole e medie imprese che devono far ripartire gli investimenti per far crescere l'occupazione”.

“Non dimentichiamo che questa crisi, che è la più dura, la più lunga nella storia della Repubblica, ha origine proprio dalla cattiva finanza, da un'idea che nel mondo è circolata che si possono fare soldi con soldi rinunciando invece a quella invece che è l'economia reale, la produzione, la produzione industriale, la creazione di posti di lavoro”.

“Proprio per questo - ricorda Megale - nel gennaio 2012 il contratto realizzato è stato definito un ‘contratto in tempo di crisi’, con al centro un piano per i giovani, e abbiamo istituito un fondo di solidarietà per favorire l'occupazione giovanile”. Ma ora le banche vorrebbero “uno scalpo e questo scalpo è il contratto di lavoro”.

“Per difendere l'occupazione – osserva Megale - bisogna anzitutto che il sistema di ammortizzatori sociali venga confermato sia nel valore dell'assegno che nella sua durata e che qualora non si riesca a raggiungere un'intesa in proposito il ministro del Lavoro si faccia garante di questa tenuta e di questa salvaguardia”. La Fisac rilancia anche l'utilizzo del contratto di solidarietà difensiva o del contratto di solidarietà espansiva giovani-anziani, insieme a una politica di “eventuale redistribuzione degli orari” in difesa dei posti di lavoro.

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