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Pescara, 18/03/2026
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18/09/2013
Il Messaggero
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Decadenza, oggi primo sì in Giunta. Severino ricorda: «Nel governo Monti tutti d’accordo sulla mia legge al momento del varo, adesso la sua applicazione spetta al Parlamento» |
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ROMA Il primo sì alla decadenza di Berlusconi da senatore della Repubblica italiana lo pronuncerà questa sera la Giunta per le elezioni di palazzo Madama. Basteranno i 14 voti di Pd, Scelta civica, MS5 e Sel per affossare la relazione di Andrea Augello e per effetto immediato e contrario disarcionare il Cavaliere. È già tutto deciso, sarà il primo passaggio. Per certificarlo bisognerà però aspettare il voto definitivo, tra una decina di giorni, e soprattutto quello in Aula, forse già a metà ottobre. Voto a scrutinio segreto, salvo imprevisti. LODO SCADUTO
L’ultimo tentativo di fermare l’orologio della Giunta lo ha fatto ieri il senatore Buemi, socialista, iscritto al Gal (Gruppo Autonomia e libertà), «Istituiamo un comitato inquirente per approfondire e aspettiamo gli effetti dell’interdizione prima di pronunciarci». Bocciare la relazione, prendere tempo, restare in apnea fino al 19 ottobre, giorno in cui la III sezione della Corte d’appello di Milano quantificherà il ricalcolo delle pene accessorie come stabilito dalla Cassazione. Questo in estrema sintesi il lodo Buemi. «Avrebbe dovuto essere posto sin dall’inizio e si riferisce a una questione inesistente - lo ha stroncato il presidente della Giunta Stefàno - si riferisce ad una questione inesistente perché la sentenza non è ancora andata in giudicato su questo punto: manca la quantificazione del periodo». Per la prima volta, intanto, a margine di un convegno, ha detto la sua anche l’ex ministro della Giustizia Paola Severino che ha insieme a Monti ha dato il nome alla legge. «Eravamo d'accordo anche quando con tutti quanti, assieme al ministro Cancellieri e Patroni Griffi, dopo un lungo e accurato approfondimento abbiamo varato la legge», ha detto. E aggiunto: «Quando si fa una legge si crede a quello che si fa. Ora la sua applicazione spetta al Parlamento». IL RICORSO
In realtà quello di Buemi non è stato l’unico tentativo per fermare gli ingranaggi dell’organismo di palazzo Madama. Due avvocati romani, Maurizio Benedettini e Daniele Morelli (coordinati dalla deputata Pdl Micaela Biancofiore) hanno presentato ieri pomeriggio un ricorso in Cassazione per chiedere l'annullamento della sentenza di condanna nei confronti di Berlusconi «per difetto di composizione del collegio giudicante» che ha riguardato la condanna del caso Mediaset. I due legali non fanno parte dello staff di Berlusconi. In serata da palazzo Grazioli è stato emesso infatti un comunicato per dichiarare che si è trattato di «una iniziativa personale non concordata né condivisa». L’atmosfera che si respirava ieri mattina a Sant’Ivo alla Sapienza era meno elettrica dei primi giorni. La Pezzopane (Pd) conferma: «C’era molto fair play, abbiamo ringraziato Augello per il suo lavoro e concluso la discussione generale». TOTO RELATORE
Prima Giovanardi, poi Malan hanno ribadito il loro ”no“ alla decadenza. Malan ha paragonato le «persecuzioni giudiziarie patite dal Cavaliere» all’Aventino degli anti-fascisti. Per il Pd sono intervenuti il capogruppo Giuseppe Cucca e l’ex magistrato Doris Lo Moro. Proprio quest’ultima potrebbe prendere domani sera il posto di Augello. L’alternativa è che il nuovo relatore sia Dario Stefàno stesso, ovvero il presidente della Giunta in persona. Stefàno non lo ha smentito. E qualcuno è pronto a scommettere che il senatore di Sel propenderebbe per questa soluzione, per così dire, «personale» e al tempo stesso «istituzionale» che però attirerebbe non poche critiche. Prosegue intanto la polemica: voto a scrutinio segreto o palese? Il M5S ha depositato ieri la sua proposta di modifica dell’articolo 113 del regolamento di palazzo Madama. L’ex presidente della Giunta per le immunità Giovanni Pellegrino, intervistato dall’Unità, ha ricordato che quando si trattò di votare sull’autorizzazione a procedere per Giulio Andreotti per aver il voto palese non fu necessario cambiare il regolamento del Senato. Bastò una sollecitazione di Spadolini. Altri tempi.
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