ROMA È pronto il piano per le privatizzazioni messo a punto dal Tesoro. Due pagine fitte di indicazioni che confluiranno nel pacchetto ben più sostanzioso di «Destinazione Italia», l’ambizioso progetto per attrarre investimenti esteri nel Bel Paese, di cui hanno discusso ieri il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato e quello degli Esteri Emma Bonino e che sarà varato nel consiglio dei ministri di giovedì. I due temi sono intrecciati. Perché solo con meno fisco e burocrazia, ovvero con regole certe, i flussi di capitali torneranno ad oltrepassare i confini nazionali. Non è un caso quindi che tra le norme cardine di «Destinazione Italia» ci sia quella sull’iter rapido per il cambiamento di destinazione d’uso. Finalizzato non a favorire le speculazioni, ma a facilitare la vendita del patrimonio immobiliare pubblico. Senza una corsia preferenziale appare infatti irrealistico ipotizzare la vendita di caserme e altri beni demaniali ai grandi Fondi esteri. Oltre a contenere la filosofia generale, che è poi quella di contribuire alla riduzione del debito pubblico, il documento del Tesoro dà indicazioni precise su come operare. Non si entra nei dettagli, ma il punto centrale è chiaro: sul mercato possono finire sia le società quotate (dal’Eni, partecipato per il 30% dal Tesoro, all’Enel (31,2%), a Finmeccanica, (32,4%); sia soprattutto quelle non quotate. Una rivoluzione. Spetterà al governo declinare in maniera pragmatica queste indicazioni di massima, decidendo cosa e come vendere. Non prima di aver valutato pro e contro dell’operazione. A farlo sarà il Comitato tecnico per le privatizzazioni guidato dal direttore generale del Tesoro e integrato, si legge nel documento, da due esponenti del mondo accademico e bancario. In teoria, nei forzieri ci sono asset per oltre 100 miliardi. Con i gioielli Eni ed Enel in bella mostra.
DA FS A POSTE TUTTI IN VETRINA
Ma in vetrina ci sono anche Ferrovie dello Stato, risanata e rilanciata da Mauro Moretti, e valutata complessivamente circa 36 miliardi, e Poste Italiane, che di miliardi ne vale circa 3,4 e che non sarebbe difficile piazzare. In questo caso l’esempio della Royal Mail messa in vendita dal governo britannico fa scuola. Non è escluso, almeno teoricamente, che pure la Rai possa finire nel carnet. Per la Tv pubblica la stima fatta da Mediobanca parla di un asset da 2,2 miliardi. Oggetto delle attenzioni del governo potrebbero essere anche la Sace, società partecipata al 100% dal Tesoro, che ha un patrimonio di 6,2 miliardi e Fintecna, cassaforte di partecipazioni di Stato con in pancia - tra le altre - anche Fincantieri.