ROMA «Non chiederò mai nessuna grazia a un presidente della Repubblica che mi ha solo preso in giro per troppo tempo impedendomi di fare quello che il mio istinto mi diceva: aprire la crisi, rompere una coalizione innaturale con i nemici di sempre e andare al voto. Non faccio alcun passo indietro. Da palazzo Madama mi caccino loro, i rossi, così tutti gli italiani vedranno». Addolorato ma ancor più furente e combattivo, Silvio Berlusconi, nel back stage del video finalmente mandato in onda.
DISCORSO IN SENATO
Certo è che parlerà ancora, ha chiarito ai suoi, deciso a intervenire personalmente in aula al Senato quando sarà messa ai voti definitivamente la sua decadenza. «Sia chiaro a tutti, specie a molti dei miei che provano a fare giochini con Letta, pronti a vendermi a Napolitano e ai poteri forti, io continuerò a guidare Forza Italia». Poi, se a metà del prossimo mese, in quelle che diventeranno idi di ottobre, con alle porte una legge di Stabilità che si preannuncia lacrime e sangue, ci sarà davvero la crisi del governo Letta, «la colpa non sarà mia, ma di una sinistra rimasta comunista e illiberale». Ecco il senso autentico del messaggio pronunciato ieri sera dal Cavaliere, con il sottotesto: d’ora in avanti niente sconti sui dossier economici ma pronti a sfidare Letta e Pd. Obiettivo: esser pronti per votare al più presto, anche se a questo punto difficilmente prima di febbraio prossimo.
VERSIONE HARD
Il video era pronto, in realtà, già dal giorno precedente (martedì 17) e in versione addirittura più hard di quella andata in onda. Poco male: la parte più urticante è tutta dentro il comunicato stampa che Marina Berlusconi ha diramato, con un tempismo perfetto, poco prima: «La sentenza della Cassazione sul lodo Mondadori è uno schiaffo alla giustizia, vergognoso e vile, che getta fango sul nostro gruppo per motivi di killeraggio politici evidenti e disgustosi». Marina che, ormai, è sempre più in pole position per la successione pratica (nel senso di nome e cognome sulla scheda elettorale, a Porcellum vigente) del padre ai vertici non più, come ora, dell’azienda, ma del nuovo partito. A tal punto che, ieri, alla Camera dei Deputati, mentre molti temevano che «il Pd, tenuto fermo da Napolitano, non reagirà alle provocazioni e non farà il fallo di reazione che spera Silvio per avere la crisi di governo», tra molti altri deputati di prima e seconda fascia del Pdl torna – per paura o per convinzione che sia - un refrain molto in voga nei giorni caldi del post-sentenza di condanna definitiva del Cavaliere. Refrain che recità così: «Dopo un Berlusconi ci può essere solo una Berlusconi…». E’ sera, infine, quando pure Barbara Berlusconi esterna: «Alcuni fingono di non capire: se considerano mio padre un delinquente perché hanno fatto con lui gli ultimi due governi?». Paradossalmente, è tutto nelle parole di Barbara e di Marina Berlusconi, il senso della giornata politica del Cav.
IL BUNKER
Giornata vissuta nella villa-bunker di Arcore, dove il Cavaliere è rimasto contrariamente alle previsioni anche ieri e da dove volerà, finalmente, a Roma solo questa mattina per presenziare, dalle ore 17 in poi, all’inaugurazione della nuova sede di Forza Italia. Da lì ha voluto mandare, novello Pèlide Achille ai suoi timorosi Achei, un solo messaggio: le navi alle spalle sono bruciate, ora si combatte o si muore. E i primi Achei che dovranno, ben presto, capirlo saranno il vicepremier Alfano e gli altri quattro ministri al governo. L’ora della conta è giunta: chi gli è leale, ha messo in chiaro l’ex premier, dovrà dimostrarlo ora.