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Data: 19/09/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Nasce Destinazione Italia, a ottobre piano dismissioni. Nel provvedimento misure per attrarre investimenti dall’estero. Saranno riviste le concessioni delle spiagge

ROMA Attrarre investimenti dall'estero e fare tornare competitive le imprese. Superando i «pregiudizi» e evitando di farsi «contagiare» dalla «sindrome dell'outlet», per cui far entrare investitori esteri significherebbe «svendere allo straniero per fare cassa», ma anche da quella di «Fort Apache», cioè l'inclinazione a vedere sempre nero. È un inno all'ottimismo e alla fiducia nelle possibilità del Paese il nuovo piano del governo “Destinazione Italia”, che arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri già oggi. Non un provvedimento vero e proprio, che arriverà entro l'autunno, ma un piano di azione, che sarà guidato dalla nuova Destinazione Italia Spa, che nascerà come spin-off di Invitalia e assorbirà le competenze in materia in capo adesso alla stessa Invitalia e a Desk Italia. E articolato in 35 misure, che vanno dalla semplificazione dei rapporti con il fisco e con la giustizia per chi intende investire in Italia, alla valorizzazione delle imprese (con un occhio a Pmi, ricerca e sviluppo, turismo, cultura) e del patrimonio nazionale. Proprio il capitolo dismissioni rappresenta il cuore della nuova azione di valorizzazione del patrimonio pubblico, guardando sia agli immobili, per i quali si punta tra l'altro alla accelerazione del cambio di destinazione d'uso, sia alle società partecipate. Il Tesoro, prevede infatti la bozza del piano, entro ottobre dovrà individuare le partecipazioni per le quali avviare le dismissioni mediante «procedure competitive», ovvero aste, oppure «operazioni di largo mercato rivolte a investitori istituzionali e al pubblico retail». E le società da mettere sul mercato saranno sia le quotate, per le quali, si precisa, le operazioni «saranno più brevi», proprio in virtù del fatto che già sono sul mercato, sia le non quotate, per le quali i tempi saranno necessariamente più lunghi per consentirne l'adeguata valorizzazione preliminare. In ogni caso i proventi della valorizzazione non sarebbero immediati, da considerare cioè già per il 2013. Sul piatto potrebbero esserci comunque anche quote di Eni, Enel o Finmeccanica. Sempre sul fronte del patrimonio pubblico il governo guarda anche alle concessioni demaniali e l'esempio citato è quello delle spiagge, che garantiscono all'erario introiti soltanto per circa 130 milioni di euro all'anno: bisognerà, è messo nero su bianco, rivedere i criteri di assegnazione e anche la durata dei contratti, prevedendo gare per accrescere la concorrenza tra i gestori.

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