Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/03/2026
Visitatore n. 752.377



Data: 20/09/2013
Testata giornalistica: Il Centro
L’Aquila e il resto d’Italia. Che corsa tra le candidate alla capitale europea della cultura. Lo sgarbo di Sgarbi: «Non siete pronti preferisco Matera»

Il comitato promotore presenta al governo il dossier sul capoluogo abruzzese Oggi all’Auditorium del Castello incontro con la cittadinanza. Ecco le sfidanti

L’AQUILA Un dossier di 192 pagine dovrà convincere il ministero dei Beni culturali della validità della candidatura dell’Aquila a “Capitale europea della cultura per il 2019”. Il sogno di portare lo scettro di capitale culturale per un anno sta tutto in quelle pagine presentate ieri mattina al Mibac dalla presidente del Comitato promotore, la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, mentre oggi sarà presentata la versione in inglese. La candidatura dell’Aquila, distrutta dal terremoto, in bilico tra la crisi economica e quella sociale, con una popolazione distribuita tra new town e “villaggi provvisori”, è messa nero su bianco con tutti gli argomenti con cui cercherà di battere antagoniste come Bergamo, Mantova, Matera, Perugia-Assisi, Siena, Venezia-Nordest, Urbino, Taranto, Palermo, Caserta, Torino, Aosta. In tutto sono più di 20 le città concorrenti, anche se soltanto nei prossimi giorni si saprà il numero esatto. Per il 2019 toccherà a Italia e Bulgaria nominare le due capitali culturali europee, città che potranno usufruire, oltre che di 1,4 milioni di euro di finanziamenti, anche di vantaggi in termini socio-culturali ed economici. Ma L’Aquila è pronta a una simile competizione? L’idea della candidatura è stata di un gruppo di persone, tra cui la Pezzopane e l’operatore culturale Errico Centofanti. Ma non mancano i detrattori che parlano di “una scatola vuota”. La ricostruzione è ancora lungi dal ripartire in modo strutturato, la città non ha una capacità di accoglienza turistica strutturata, e sui motori di ricerca, L’Aquila non è in pole position. Sono questi le contro-argomentazioni degli scettici. Ma coloro che in questo “sogno” credono fin dall’inizio fanno leva proprio sulla fragilità della ricostruzione, e vedono nella candidatura un’occasione per andare oltre «il lento e faticoso processo di ripresa che è lungi dal lasciar intravedere esiti soddisfacenti a breve-medio termine», si legge nelle documentazioni a sostegno. «Occorre perciò qualcosa che abbia la capacità di innescare un incisivo processo di accelerazione operativa, come la conquista di questa designazione». Ma quali sono le carte su cui il capoluogo punta? La storia millenaria consolidata in otto secoli di architetture e archeologie protostoriche, i Parchi, i centri ricerca di rilievo internazionale, tra cui i Laboratori nazionali di fisica nucleare del Gran Sasso, tradizioni come la Perdonanza Celestiniana (che sarà inserita nell’elenco dei beni immateriali dell’Unesco nel 2015), il legame con Papa Giovanni Paolo II, il patrimonio enogastronomico, l’unicità della città territorio e la ricostruzione. E proprio sulla ricostruzione «siamo unici», sottolinea il Comitato, «nel 2019 saranno 10 anni dal terremoto. Per ogni altra città che concorre sarà un anno come gli altri. Per noi no». L’Aquila punta anche su Smart city e innovazione tecnologica. Essere Capitale della cultura non è, infatti, solo l'evento spettacolare, «ma piuttosto è un guardare oltre, affermare nuovi diritti, fare più politiche sociali». Nel dossier c'è anche una nuova visone del rapporto della città con l'intero Abruzzo. E qui sta anche la nota dolente. Perché se L’Aquila chiama, l’Abruzzo non risponde. La Provincia ha votato una delibera unanime di adesione, ma non ha stanziato finanziamenti, mentre la Regione finora si è defilata. Al di là dell’appoggio dato a parole, nel 2010, alla Bit di Milano, dal presidente Gianni Chiodi, il Consiglio regionale non ha votato alcuna delibera, a differenza della «piccola regione Basilicata», fa notare la Pezzopane, «che ha stanziato 150mila euro l'anno per tre anni». Nulla è, però, ancora perduto. Intanto oggi doppio appuntamento per promuovere la candidatura all’Auditorium del Parco del Castello, dove si riunirà per la prima volta il Comitato promotore, e alle 16,30 il documento sarà presentato alla cittadinanza. Fitto il cronoprogramma della selezione. Dopo la presentazione del “Documento per la candidatura”, è attesa entro dicembre la pre-selezione delle candidature da parte della giuria internazionale, mentre nel 2014 ci sarà la selezione finale e nel 2015, finalmente, la nomina da parte dell’Unione europea della città italiana che, insieme a quella bulgara, sarà “Capitale europee della cultura per il 2019”.

Lo sgarbo di Sgarbi: «Non siete pronti preferisco Matera»

Il critico d’arte: «L’Aquila non ha bisogno di contentini Serve un governo che ne ordini finalmente la rinascita»

L’AQUILA Più che una candidatura impegnativa come quella a Capitale europea della cultura per il 2019, al capoluogo di regione messo in ginocchio dal terremoto oltre quattro anni fa servirebbe una ricostruzione seria, avallata da un governo che «deve ordinare la rinascita della città». E’ scettico nei confronti dell’ambizioso tentativo del Comitato promotore della candidatura aquilana al riconoscimento europeo il critico d’arte e storico Vittorio Sgarbi, da sempre vicino all’Aquila prima e dopo il sisma (domenica sarà a Rosciolo, pochi chilometri da Avezzano, per un convegno nella chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta). Lo storico dell’arte, che già lo scorso aprile, in occasione dell’iniziativa “La primavera della cultura” si era detto scettico nei confronti della candidatura dell’Aquila a Capitale europea della cultura, suscitando le ire del sindaco Massimo Cialente e della senatrice e promotrice della candidatura Stefania Pezzopane, si dice convinto che la candidatura «non è giustificata né vincente», mentre «la troverei perfetta per Matera», già patrimonio dell’Unesco, «città disgraziata come L’Aquila, che ha saputo risollevarsi trasformando le debolezze in forza, e ora gode di un’alta capacità di accoglienza». E se L’Aquila dovesse vincere a fronte delle altre città, «sarebbe una vittoria che narra una simbolica misericordia in virtù del terremoto, che è stato già un evento tragico e negativo che dovrebbe imporre allo Stato come azione prioritaria la resurrezione dell’Aquila»; rinascita che prioritaria «non è stata né prima, con i governi Berlusconi e Monti, né ora». Per Sgarbi la città terremotata non ha bisogno di «atti esemplari che facciano da consolazione e che vengono attribuiti a una città disgraziata», come è avvenuto con il G8 del 2009, un «precedente che è servito a poco e che non ha fatto da sprone». Meglio «restaurare 10 chiese che seguire questa candidatura, anche se», chiarisce Sgarbi, «festeggerò la felice conclusione se questa dovesse arrivare». Ma la città deve essere ricostruita bene: questo è il tema forte da portare avanti, insiste lo storico, «e un governo serio dovrebbe farlo. Non si può venire all'Aquila con cantieri e chiese ferme, quando invece città come Dresda e Berlino (distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale, ndr) sono state ricostruite rapidamente. All’Aquila si procede a macchia di leopardo, la città è completamente ferma. Invece», continua Sgarbi, «dovrebbe essere viva nei cantieri, pullulare di tremila operai». Ma la «colpa» è dello Stato assente. «Non abbiamo un uomo o un governo capaci di fare il pugno di ferro. Se io fossi presidente del Consiglio ordinerei la ricostruzione». La responsabilità di una mancata ricostruzione per Sgarbi è soprattutto dell’ex premier Berlusconi, che «aveva il potere di farlo». Per il critico d’arte bisogna darsi da fare, invece a governare, a livello locale e nazionale, «c’è gente che dorme», e «non c’entra nulla la crisi economica». Per tutti questi motivi per Sgarbi l’idea della candidatura aquilana a Capitale europea della cultura «non è giustificata, non trovo che sia vincente, e non credo che L’Aquila vincerà perché non avrà nel 2019 le carte in regola» e una situazione ottimale per una vittoria, come una efficiente capacità di accoglienza oltreché una ricostruzione a buon punto. Per Sgarbi la candidatura è giusta «dal punto di vista morale, ma non realizzabile. E’ come far partecipare a una corsa una persona sulla sedia a rotelle». Per il resto, stiamo parlando di una «forma di paternalismo» e di «demagogia».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it