Saccomanni rassicura. L’esecutivo taglia le stime del Pil: -1,7% per quest’anno Letta: Iva, non ne abbiamo discusso. Zanonato: colpa del governo di due anni fa
ROMA Governo in trincea su Iva, deficit e Def. Intorno all’ora di pranzo arriva il secco avvertimento dell’Ue che, in caso di sforamento del deficit, sarebbero servite misure per tornare entro il 3%. Il ministro Saccomanni rassicura subito la Commissione europea che non ci sarà sforamento, ma all’ora del the il governo annuncia che rivedrà al ribasso le stime del Pil nella nota di aggiornamento al Def. Governo in trincea dunque, nella giornata dell’individuazione dei 50 obiettivi di “Destinazione Italia”, il programma per attrarre investimenti stranieri nel nostro Paese, mentre non si placa lo scontro tutt’altro che accademico sull’incombente aumento di un punto di Iva dal 1 ottobre. Pil ancora in calo. Per il Tesoro il Pil si attesterebbe a -1,7% nel 2013 e a +1% nel 2014. Secondo l’ultima stima ufficiale il prodotto interno lordo per quest’anno dovrebbe decrescere dell’1,3%, ma le ultime stime di istituti nazionali e internazionali oscillano tra -1,6% e -1,9%. La nota di variazione del Def approderà oggi al Consiglio dei ministri. Allarme deficit. Bruxelles avverte che è pericolosamente vicino al limite del 3% che non può essere superato. Se l’Italia non fosse in grado di scongiurare lo sforamento, l’Ue riaprirebbe la procedura per deficit eccessivo sin dal prossimo maggio con draconiane raccomandazioni. Saccomanni, sin da ieri mattina, ha rassicurato la Commissione che il nostro Paese «farà tutto il necessario» per far rientrare il deficit entro il 3%. Il ministro ha precisato però che non ci sarà bisogno di manovre aggiuntive quanto di una semplice manutenzione del bilancio. Ma la Ue vuole capire meglio alcuni passaggi e non ha già esitato a far sapere tramite Olli Rehn il proprio disappunto sulla vicenda Imu. Si vuole sapere come sarà coperto il gettito mancato e come sarà disegnata la Service tax, cioè che peso avrà sulla competitività. L’Ue non esprime indicazioni precise riguardo all’Iva: aumentarla o meno «è una decisione del governo» affermano fonti di Bruxelles. Tuttavia si ricorda, nel rapporto Ue pubblicato ieri, che la dimensione della differenza tra le entrate potenzialmente possibili se tutta l’Iva fosse incassata e le entrate effettive nelle casse dello Stato «indica che in Italia inefficienze e disuguaglianza possono essere di fatto molto alte». Mini Imu per stop Iva. «Dell’Iva non abbiamo parlato in Consiglio dei ministri, ci saranno altre occasioni per parlarne» annuncia in conferenza stampa il premier Enrico Letta. Per tutto il giorno è stato un fiorire di dichiarazioni e repliche tra Pd e Pdl. «Non c’è nessun aumento dell’Iva che deve decidere il governo e il Parlamento» è sbottato il ministro Zanonato che coglie l’occasione per spiegare come stiano effettivamente le cose: «L’aumento dell’Iva è stato deciso anni fa, noi l’abbiamo allontanato ma se non ci sono le risorse per spostarlo nuovamente scatta in automatico». La decisione è stata «presa due anni fa e non da questo governo» conclude Zanonato alludendo all’esecutivo guidato allora da Berlusconi. Il vice ministro dell’Economia Stefano Fassina insiste: i fronti aperti sono troppi e le risorse limitate. Bisogna scegliere rivedendo «l’intervento sull’Imu confermando la cancellazione al 90% delle famiglie e con i 2 miliardi che vengono dal 10% delle abitazioni di lusso evitare l’aumento dell’Iva». Nè outlet né Fort Apache. Con questa colorita battuta il premier Letta ha descritto il Piano «Destinazione Italia» che dovrebbe partire entro breve. Letta spiega che l’Italia non diventerà certamente un luogo dove si «svende tutto a prezzi bassi» ma nemmeno un Paese chiuso «solo a difesa». Nel piano sono previste 50 misure per agevolare e semplificare gli investimenti stranieri. Prima si svolgerà una consultazione tra forze sociali ed economiche di tre settimane. Su questo versante è ancora una volta il ministro Saccomanni a gettare acqua sul fuoco di facili entusiasmi: «Bisogna stare attenti a non creare un effetto boomerang, determinando eccessive aspettative agli investitori stranieri».