TERAMO Dottor Di Matteo è vero che la Tercas “bruciò” un miliardo di euro durante la sua gestione? «Assolutamente no». Allora che cosa si sente di rispondere al governatore Chiodi che lo afferma? «Che voglio querelarlo. Se conosce cose che altri non sanno le vada a raccontare in procura. Invito i veri giornalisti a chiedergli di precisare quanto afferma». Antonio Di Matteo, l’avezzanese ex dg Tercas, andato via dal gruppo bancario teramano prima del commissariamento di Bankitalia, rompe un lungo silenzio. Risponde per telefonino da Milano o Bologna, dove opera sempre nel settore del credito. E ribatte secco al governatore Gianni Chiodi. «Dal 2006 un miliardo di euro di crediti sono stati erogati fuori regione da Tercas. Buona parte di questi non sarebbero recuperabili, ed è come se fossero titoli tossici», è la frase chiave che l’ex sindaco di Teramo, di professione commercialista, ha pronunciato quattro giorni fa in Consiglio regionale. Chiodi ha parlato di «una strategia di depauperamento non fatta da una sola persona. Insomma è come se successivamente al 2005 fossero stati introdotti nell'attivo della banca titoli tossici - ha continuato - in realtà non erano titoli ma crediti». Quindi fatto il nome di Di Matteo ed ha tirato in ballo Unipol: «Ho l'impressione che alcune possano essere operazioni trasmigrate dal mondo del gruppo Unipol, visto che il direttore Di Matteo proveniva da una società del gruppo stesso». Il j'accuse lanciato in Consiglio durante la discussione sull’ordine del giorno presentato dal centrosinistra fa rompere il silenzio a Di Matteo che annuncia azione legale ma è anche cauto perché dice: «Voglio prima leggere la trascrizione integrale dell’intervento di Chiodi». Poi, alla domanda se e quando pagherà la maxi multa di 240 mila euro che Bankitalia gli ha inflitto, risponde: «Per ora non pago anche se Tar e Consiglio di Stato hanno respinto la mia richiesta di sospensiva. C’è il merito che non è stato ancora fissato». Gli altri, tutti o quasi, hanno invece già pagato seppure a rate la loro parte del milione e 680 mila euro di multa. L’ex presidente Lino Nisii: 195 mila euro perché, come Di Matteo, sarebbe stato carente nel governo, gestione e controllo del credito. Le altre sanzioni: all’ex vice presidente Mario Russo 120 mila euro mentre all’ex cda (Fabrizio Sorbi, Federica Morricone, Luigi Marini, Roberto Carleo, Giuseppe Cingoli, Guglielmo Marconi, Enzo Formisani, Antonio Forlini e Antonio De Dominicis) 90 mila euro ciascuno. Stessa cifra per l’ex presidente del collegio sindacale, Gianfranco Scenna. Infine 75 mila euro per gli ex sindaci Luca Di Eugenio e Simona Conte e l'ex vice dg Francesco Corneli.