Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/03/2026
Visitatore n. 752.377



Data: 21/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Air France vuole Alitalia solo se dimezza il debito

ROMA Un mese per salvare Alitalia. Con i soci italiani a secco e Air France-Klm che alza la voce. Ieri il vettore francese e maggiore azionista con il 25% di Alitalia ha fatto sapere - attraverso un articolo pubblicato dal sito de La Tribune al quale ha replicato con un laconico no comment - che potrebbe partecipare all’eventuale aumento di capitale della compagnia italiana persino raddoppiando la propria quota, purché si accetti una drastica ristrutturazione del debito (1,1 miliardi circa) da parte delle banche e di un’ulteriore taglio dei costi.
Dopo mesi di ostentato disinteresse per la partita italiana, giustificato con il problematico andamento dei propri conti (quasi 800 milioni di perdita a giugno, un piano di riduzione del debito da 6,5 a 4,5 miliardi e altri 2.800 licenziamenti dopo i 5 mila), la compagnia transalpina ora è chiamata a decidere sul che fare, visto che il 28 ottobre scade il periodo di lock up sottoscritto dai soci-fondatori di Alitalia. Ecco perché nell’ordine del giorno del cda di lunedì 23 il ceo Alexandre de Juniac ha voluto che venisse inserito il tema della compagnia italiana. Il d-day per Alitalia è invece fissato per giovedi 26, una giornata campale per la compagnia. Al cda verrà infatti illustrata dall’ad Gabriele Del Torchio una situazione da ultima spiaggia. Le lancette del carburante, ovvero dei soldi in cassa, sono infatti ormai vicine a zero: poco più di 6 milioni, secondo indiscrezioni attendibili.
ETHIAD PIÙ LONTANA
Come dire che senza interventi, ovvero una ricapitalizzazione adeguata, sono a rischio gli stipendi e la sopravvivenza della società. La semestrale, come noto, si è chiusa in pesante perdita (ben oltre i 200 milioni di cui si ventila) e servono 400-500 milioni - tra equity e nuova finanza - per continuare a volare, tappare le perdite e guardare al futuro.
A disposizione dei soci ci sono pochi giorni per evitare il peggio. Tempi stretti quindi e tanti rebus da sciogliere visto che al momento, nonostante trattative frenetiche, sono pochi gli azionisti italiani che paiono decisi a mettere mano al portafogli. Anche le banche sono alla finestra. Nulla di fatto quindi sia sui 55 milioni di euro che mancano all’appello del bond da destinare alle situazioni più urgenti, sia per quanto riguarda i 100-150 milioni dell’eventuale aumento di capitale.
Sul fronte del cavaliere bianco, nonostante le energie spese dal pur efficiente Del Torchio finora non si è visto nulla di concreto. Nemmeno dal fronte di Ethiad arrivano notizie incoraggianti. Alla domanda se sia interessato a una quota in Alitalia, ieri il ceo James Hogan ha risposto: «Per il momento siamo focalizzati sull’India. Abbiamo una relazione solida con Alitalia, ma la nostra priorità è Jet Airways».
Peraltro, dopo le indiscrezioni giunte ieri da Parigi, difficilmente la missione preannunciata dal ministro Maurizio Lupi nella capitale francese avrà successo. Il messaggio di AF, per quanto non ufficiale, è del resto chiaro: o ci regalate Alitalia senza debito, oppure ve la tenete. Per questo, a meno di un miracolo, i vertici della Cdp debbono cominciare a scaldare i muscoli e a fare di conto: se si vuole che la compagnia italiana resti in piedi, il governo non ha grandi alternative.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it