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Data: 22/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tempi lunghi e corsa in salita per il piano privatizzazioni

Non c’è ancora l’ok della Banca d’Italia alla società del Tesoro che cederà gli immobiliLe linee guida di «Destinazione Italia» vanno tradotte in leggi. Manca la regia

IL FOCUS
ROMA Per il presidente del consiglio Enrico Letta sono una priorità assoluta. Anzi il biglietto da visita dell’Italia nel mondo. Tant’è che sarà proprio il premier ad illustrare a New York il maxi piano di privatizzazioni made in Italy. Annunciato in grande stile nell’ultimo consiglio dei ministri, rappresenta un punto centrale dell’azione di governo. Ma al di là delle intenzioni, il precorso delle dismissioni appare tutto in salita. Non solo perché in tempi di crisi i mercati sono sospettosi, ma soprattutto perchè manca una cornice normativa adeguata in grado di mettere davvero in moto il meccanismo delle vendite. Tempi lunghi quindi e incassi rinviato alla fine del 2013 o, più realisticamente, nel 2014.
PROCEDURE COMPLESSE

Sono in molti nell’esecutivo a sostenere che per ridurre il debito pubblico si debba partire con le dismissioni del patrimonio immobiliare. Peccato però che alla Sgr del Tesoro, la società che curerà la regia delle vendite, manchi l’autorizzazione della Banca d’Italia. E senza il via libera non può operare sul mercato, nè valorizzare gli immobili. In attesa dell’ok formale di Via Nazionale, la Sgr ha comunque già preso casa a S. Maria in Via, pagando circa 7.300 euro di affitto al mese (175 mila euro l’anno).
IL RUOLO DI CDP

Per accelerare i tempi si pensa al passaggio di un pacchetto di immobili dal demanio alla Cassa Depositi e prestiti, che anticiperebbe le somme allo Stato. Mancano i dettagli su quali cespiti trasferire, mentre è stata già stilata una lista con circa 350 immobili demaniali: caserme e non solo per un valore complessivo di circa 1,5 miliardi. Che l’operazione cessioni sia complessa lo dimostra anche il fatto che nella nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza, sia stato rivisto al ribasso l’ammontare dei possibili introiti: mezzo punto di Pil l’anno rispetto al punto secco inizialmente ipotizzato. Si tratta di un obiettivo ambizioso che vale 7,5 miliardi l’anno contro i 15 preventivati. Per il capitolo societa quotate e non, la situazione è ancora più intricata. Le linee guida indicate dal piano Destinazione Italia, approvate dal consiglio dei ministri, vanno infatti tradotte in leggi, in atti concreti. Per orientare le scelte e stabilire procedure e modalità. Non solo. Il ministero dell’Economia deve poi nominare i due componenti del comitato privatizzazioni che farà da consulente. Appare improbabile che tutto sia pronto entro il 24 settembre, quando nel corso della sua visita negli Stati Uniti, il presidente Letta farà il punto con i grandi investitori Usa.
Tempi lunghi poi per la valorizzazione delle società non quotate. In prima fila ci sono le Ferrovie, risanate e rilanciate da Mauro Moretti, e Poste Vita, il ramo assicurazioni delle Poste italiane, che farebbe gola a molti investitori. In gioco potrebbero entrare Sace, Simest e Fincantieri, oltre ad Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, gioielli di Finmeccanica.

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