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Pescara, 18/03/2026
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22/09/2013
Il Centro
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Salta l’accordo, slittano le regole. Caos all’Assemblea nazionale, resta ferma solo la data delle primarie. Accuse incrociate |
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ROMA E’ finita nel caos più totale e con reciproche accuse di aver fatto saltare il banco l’Assemblea del Pd che avrebbe dovuto stabilire data e regole del congresso del partito. Il colpo di scena fa saltare l’intesa quando molti delegati hanno già lasciato l’Auditorium della Conciliazione convinti che l’accordo raggiunto nella notte sia ormai cosa fatta. E dopo un inutile tentativo di mediazione affidato, a votazioni in corso, al comitato che ha lavorato per tutta la notte per mettere pace tra le correnti, Guglielmo Epifani è costretto a congedare i democratici con l’ennesimo rinvio. «La commissione propone di ritirare le modifiche allo statuto anche perchè non c’è una maggioranza qualificata», dice il segretario. Scatenando i sospetti dei renziani convinti che dietro ci sia il tentativo di rinviare sine die la data del congresso, promessa da Epifani per il prossimo 8 dicembre per non chiudere a Enrico Letta - che formalmente si è tirato fuori dalla corsa - la possibilità di rientravi se il governo della larghe intese dovesse naufragare prima del previsto. E’ sulla modifica dell’articolo dello statuto che prevede che il segretario del Pd sia anche candidato premier che si spaccano i democratici. Formalmente sono Rosy Bindi e i veltroniani a chiedere che nel rispetto della vocazione maggioritaria del Pd non si modifichi la norma. Questo davanti all’assemblea, davanti ai delegati. In realtà, secondo le ricostruzioni degli uomini vicini al sindaco di Firenze, sono bersaniani e lettiani a mettere i bastoni tra le ruote alla modifica. Sarebbe stato infatti proprio Gianni Dal Moro, dirigente vicino al premier e delegato a trattare sulle regole, a far saltare l’ultima mediazione tentata ieri. Soprattutto dopo che tra Gianni Cuperlo e Matteo Renzi, candidati alla segreteria del Pd con Pippo Civati e Gianni Pittella, si sarebbe trovata un’intesa per accelerare le pratiche per il congresso. «E’ in atto un tentativo di far saltare il congresso entro fine anno», accusa senza giri di parole Matteo Orfini, che sostiene Gianni Cuperlo. «Eravamo 475 su 940 e questo la dice lunga», aggiunge il renziano Lorenzo Guerini contestando che non ci fosse il quorum per votare. «Chi ha incarichi istituzionali non può mettersi contro il suo partito», rincara Rosy Bindi. Dall’area bersaniana però rimpallano le accuse. Il vero danneggiato dalla mancata modifica è Enrico Letta, dicono, che a questo punto, senza una deroga, non potrà correre per eventuali primarie per palazzo Chigi. Insomma ora lo scontro è rinviato alla direzione del 27 settembre. La direzione non può rimettere in discussione quanto approvato dall’Assemblea, mettono le mani avanti renziani, veltroniani e fan di Cuperlo che, ha ribadito ancora ieri in un intervento molto applaudito, fosse dipeso da lui il congresso lo avrebbe fatto a luglio. L’assemblea in ogni caso è stata la prima occasione per un confronto diretto tra i 4 candidati alla segreteria. Tutti hanno parlato di futuro. «Il Pd governi da solo», ha chiesto Renzi che è tornato ad attaccare Letta. «Sostenere che lo sforamento del rapporto deficit Pil è un problema che deriva d politica è ingiusto, è antipolitica», ha scandito Renzi che ha omaggiato Cuperlo citando un verso di Rilke scelto proprio dal suo sfidante attuale per un congresso Ds: «Il futuro è dentro di noi molto prima che accada». «Il congresso non può essere fatto sul destino del governo», ricorda Cuperlo che cita Norberto Bobbio e sollecita i democrat a guardare al destino reale di uomini e donne. Cuperlo ha inoltre confermato che se toccherà a lui fare il segretario non si candiderà per fare il premier». «Gli interventi dei candidati come lo sono io hanno parlato di futuro ma in realtà siamo in un presente molto complicato», commenta Pippo Civati.
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