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Data: 22/09/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi prepara un intervento in Senato e convoca la Direzione

MILANO Arriva Angelino Alfano e la platea s’illude che sia l’apripista del capo. E’ il primo raduno della nuova Forza Italia, le bandiere del Pdl non ci sono più, l’inno è quello di una volta: «Abbiano tutti un sogno dentro il cuore». Potrà mai mancare il Cavaliere? «Sono venuto a portarvi i saluti di Berlusconi» annuncia il ministro dell’Interno, sottolineando che per il futuro «basta larghe intese: vogliamo vincere noi». E’ una doccia fredda. Silvio non viene e neppure telefona, manda i suoi saluti come si fa quando si diserta un appuntamento di poco conto. Delusione. Qualche scusa: «E’ al battesimo della nipotina». Pure la Santanché va via un po’ imbronciata.
NEL RIFUGIO DI ARCORE

In realtà al raduno milanese - sala della Provincia con parecchie sedie vuote - Berlusconi non ha mai previsto di venire. Per un misterioso cortocircuito informativo s’era diffusa la voce che dovesse esserci, ci avevano sperato in tanti, soprattutto i fotografi. Ma il Cavaliere è rimasto ad Arcore, dov’è rintanato da cinquanta giorni con fidanzata, segretaria, figli e amici. E non pare intenzionato a schiodarsi da lì, se non per eventi eccezionali.
Che quello di Milano non fosse un evento eccezionale lo dice la scarsa partecipazione dei militanti e anche i sussurri secondo cui l’adunata era nata con l’intenzione di regolare qualche conto in sospeso dentro il partito. Insomma, il posto peggiore in cui farsi vedere visto che la strategia del ri-fondatore di Forza Italia è quella di mettere la faccia solo in occasioni a «forte impatto mediatico». Come è stato, dal suo punto di vista, il videomessaggio di qualche giorno fa e come dovrebbe essere il discorso che intende fare al Senato dopo che la giunta per le autorizzazioni avrà votato sulla sua decadenza.
COME BETTINO NEL 1993

L’idea è quella di preparare un intervento sullo stile di quello che Bettino Craxi fece nell’aprile 1993 quando chiese alla Camera di respingere l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Berlusconi vuole che il suo discorso a Palazzo Madama - previsto per la prima metà di ottobre - passi in qualche modo alla storia e magari conta, come avvenne per Craxi, di riuscire a influenzare i senatori che (a scrutinio segreto?) dovranno votare sì o no al suo allontanamento dal Parlamento. Anche per questo, prima di quell’appuntamento, vuole ridurre al minimo le comparsate pubbliche: una tattica per alimentare il clima di attesa e rendere epico l’evento.
Da qui al giorno del suo intervento al Senato, comunque, qualcos’altro farà. Nella settimana che sta per cominciare potrebbe presentarsi nel salotto televisivo di Bruno Vespa, ma soprattutto fra i suoi progetti c’è quello di convocare a Roma la direzione nazionale del partito. L’ultima volta che si riunì fu, anche quello, un evento storico. Il Cavaliere stava sul palco e Gianfranco Fini in platea. Fu la volta del «che fai? Mi cacci?», aprile 2010, ovvero l’inizio della scissione cha un anno più tardi portò allo smembramento del governo.
ULTIMATUM A LETTA

Stavolta la direzione nazionale - partecipano parlamentari, eurodeputati, consiglieri regionali, sindaci - dovrebbe ufficialmente sancire la morte del Pdl e la rinascita di Forza Italia. Ma nella testa di Berlusconi potrebbe anche essere il momento propizio per lanciare ufficialmente un ultimatum a Enrico Letta e al Partito Democratico subordinando la permanenza nella maggioranza all’approvazione di leggi e provvedimenti economici graditi al centrodestra.

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